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Furti, Aifa: con l’arrivo dei vaccini covid, prevenzione da rafforzare

4 Dicembre 2020

Quindici casi nel 2020, sessanta nel 2019. E’ l’aggiornamento della contabilità relativa ai furti di farmaci in ospedali e aziende dei grossisti che arriva dal convegno organizzato ieri sul tema da Aifa e Istituto Poligrafico-Zecca di Stato: il boom registrato nel 2013, quando si arrivò a contare 5-6 razzie al mese ai danni delle farmacie ospedaliere, è ormai un ricordo, anche se a partire dal 2018 c’è stato un contenuto ritorno alimentato dai farmaci di nuova generazione immessi sul mercato in quel periodo (epatite C).

«Nel contesto dell’emergenza legata a covid e all’arrivo dei nuovi vaccini» ha osservato Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa «è molto importante mettere in atto un’efficace azione di tracciabilità e prevenzione dei furti, che permetta di tenere sotto controllo la catena di distribuzione e stoccaggio e di garantire la piena sicurezza della filiera in un ambito oggi particolarmente sensibile».

Sul tema l’esperienza maturata in questi anni dall’Agenzia del farmaco è tra le più solide. «Il significativo aumento dei furti di medicinali patito dall’Italia a partire dal 2012» ha detto Domenico Di Giorgio (foto), dirigente dell’Ufficio qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa «ha rappresentato il punto di partenza di un’approfondita indagine sul fenomeno. Sono state così implementate, in collaborazione con ministero della Salute, Nas e associazioni di settore, come Farmindustria ed Egualia, numerose iniziative di prevenzione e contrasto».

Il risultato è che oggi l’Aifa rappresenta un modello per gli altri Paesi europei: è stata l’Italia, infatti, a incoraggiare la costruzione di un sistema di segnalazioni e reportistica che oggi consente di diramare rapidamente alle autorità degli altri Stati numeri di lotto e codici dei farmaci rubati. «I furti di medicinali» ha osservato ancora Di Giorgio «sono diventati una sfida anche europea: le attività coordinate dall’Italia hanno permesso di individuare e smantellare traffici illeciti che, attraverso operatori non autorizzati, riciclavano nella rete europea medicinali rubati nelle filiere distributive di diversi Paesi. L’Italia, con la Banca Dati Furti gestita da Aifa, è diventata rapidamente un punto di riferimento per tutti quei Paesi che hanno deciso di mettere in campo sistemi analoghi».