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Osservatorio salute, troppe diseguaglianze tra Nord e Sud

20 Febbraio 2018

In Italia sono «troppe e troppo marcate» le differenze tra regioni e categorie sociali per aspettative di vita e condizioni di salute. Per esempio, gli uomini che vivono nel Nord-Est vivono in media 81,2 anni, quelli che risiedono nel Mezzogiorno 79,8; chi possiede un titolo di studio più basso e livelli di reddito inferiori soffre in misura maggiore di obesità. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, il centro studi dell’Università cattolica del Sacro Cuore che ogni anno fotografa le condizioni sociali e sanitarie del Paese.

«Gli indicatori» si legge nel report «evidenziano l’esistenza di sensibili divari di salute sul territorio. Ne sono la prova i dati 2017 della Campania, dove gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3, mentre nella Provincia Autonoma di Trento gli uomini mediamente sopravvivono 81,6 anni e le donne 86,3». Tra il 2005 e il 2016, continua lo studio, questi divari sono rimasti invariati: Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise, Basilicata, Lazio, Valle d’Aosta e Piemonte restano costantemente al di sotto della media nazionale, mentre quasi tutte le regioni del Nord, insieme ad Abruzzo e Puglia, presentano un’aspettativa di vita al di sopra della media nazionale.

Un’altra variabile che incide sulla salute è il livello sociale. Un italiano può sperare di vivere fino a 77 anni se ha un livello di istruzione basso, a 82 anni se possiede almeno una laurea; tra le donne il divario è minore, ma pur sempre significativo: 83 anni per le meno istruite, circa 86 per le laureate. «I divari di salute» riprende il report «si rivelano particolarmente preoccupanti quando sono legati allo status sociale, poiché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni».

Un esempio eloquente è rappresentato dall’obesità, uno dei più importanti fattori di rischio: interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e soltanto il 6% dei più istruiti. E gli squilibri rimangono evidenti anche quando le differenze riguardano il reddito: soffre di obesità il 12,5% del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco; è in sovrappeso il 30% dei bambini con madre dal titolo di studio della madre è basso, contro il 20% dei figli la cui madre è laureata».

Per contrastare tale quadro, è la ricetta dell’Osservatorio, va innanzitutto difeso il Servizio sanitario nazionale, perché le differenze di salute riscontrate nella ricerca hanno origini non tanto finanziarie quanto politiche: «sarebbe auspicabile» è la conclusione «rivedere i criteri di esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria e di accesso alle cure. E intensificare gli sforzi per combattere l’elevata evasione fiscale che attanaglia il nostro Paese e mina la sostenibilità dell’intero sistema di welfare state».