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Grosseto, code e disagi nelle farmacie per il servizio cambio medico

3 Aprile 2026

Una “tempesta perfetta” che ha trasformato le farmacie in sportelli amministrativi e mandato in tilt l’operatività quotidiana. È quanto accaduto a Grosseto nei giorni scorsi, dove il servizio di scelta e revoca del medico di medicina generale si è concentrato quasi interamente nelle farmacie territoriali, generando code fin dalle prime ore del mattino e un sovraccarico difficilmente gestibile.

Alla base dell’ondata di richieste c’è innanzitutto un fattore strutturale: il pensionamento simultaneo di diversi medici di famiglia. Secondo le ricostruzioni della stampa locale, tra sei e undici professionisti hanno cessato l’attività il 31 marzo, esattamente nello stesso giorno, lasciando scoperti tra i 9mila e i 16.500 assistiti, considerando una media di circa 1.500 pazienti per medico. Un bacino molto ampio che, concentrato in pochi giorni, ha inevitabilmente riversato la domanda di cambiare medico su tutti i canali disponibili.

A rendere la situazione critica sono però intervenute alcune circostanze eccezionali. Nel giorno clou delle richieste, gli uffici dell’Asl deputati al servizio risultavano chiusi per trasloco, proprio mentre si concentrava il picco di accessi. In parallelo, anche il portale online regionale ha mostrato malfunzionamenti, con ricerche che restituivano l’assenza di medici disponibili sul territorio. In questo contesto, l’unico presidio immediatamente accessibile è diventato la farmacia, che già da tempo eroga il servizio di scelta e revoca ma in condizioni di normale afflusso.

L’impatto organizzativo è stato rilevante. «Non siamo strutturati per gestire una mole di lavoro pari ad oltre 500 attivazioni in meno di tre ore», racconta alla stampa locale un titolare di farmacia, sottolineando come l’attività abbia finito per monopolizzare il lavoro del team. In diversi esercizi si sono registrate file già all’apertura, con decine di persone in attesa e picchi di 300 richieste gestite in una sola mattinata. In una farmacia del centro, a pochi minuti dall’apertura, gli utenti in coda erano già quaranta, mentre altrove si segnalavano persone presenti dalle 7.15.

Il risultato è stato un rallentamento marcato delle altre attività tipiche della farmacia, a partire dalla dispensazione dei farmaci. «Per soddisfare il paziente è stato necessario rallentare il lavoro al banco per la consueta consegna dei medicinali» hanno riferito diversi farmacisti. In alcuni casi si sono verificati momenti di tensione tra gli utenti, soprattutto quando chi si recava in farmacia per altri motivi si trovava a dover attendere a lungo dietro a chi doveva effettuare il cambio medico.

A complicare ulteriormente il quadro, alcune criticità operative del servizio. Non tutti i cambi erano eseguibili in farmacia, per esempio per questioni legate alla residenza in Comuni diversi, e una parte significativa dell’utenza – in prevalenza anziana – non era in grado di utilizzare i canali digitali alternativi. «Molti non sono capaci di utilizzare l’app e il medico di base resta un punto di riferimento fondamentale, quindi il cambio genera ansia» osservano i farmacisti. A ciò si aggiungono problemi tecnici, come errori nei dati fiscali o difficoltà di accesso ai sistemi.

Il quadro che emerge è quello di farmacie chiamate a supplire, in via di fatto, a inadeguatezze del servizio pubblico. «C’è stato un disservizio dell’Asl e le persone si sono riversate nelle farmacie», sintetizza una titolare, evidenziando come, pur essendo informati della chiusura degli uffici, gli operatori non si aspettassero un afflusso di tale portata. Nella sola giornata più critica, secondo le stime di categoria, nelle farmacie private sarebbero stati effettuati circa 1.700 cambi medico.