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Bergamo, congelata dispensazione dei farmaci in Casa di comunità

31 Marzo 2026

È stato sospeso dopo una settimana il servizio sperimentale dell’Asst Bergamo Ovest che prevedeva la distribuzione dei farmaci oncologici ai pazienti in assistenza domiciliare attraverso gli infermieri della Casa di comunità di Treviglio. Lo stop discende dalla richiesta di chiarimenti inviata da Federfarma Bergamo e dall’Ordine dei farmacisti della provincia, che hanno sollevato dubbi sul piano normativo e professionale e proposto il congelamento dell’iniziativa in attesa di approfondimenti.

La decisione è stata comunicata dalla direzione strategica dell’azienda sanitaria, che annunciato la convocazione a breve di un incontro per chiarire i profili critici emersi. Nella lettera inviata all’Asst, all’Ats e all’assessorato regionale al Welfare, Federfarma e Ordine richiamavano in particolare il principio secondo cui la dispensazione del farmaco, per le sue implicazioni professionali, civili e penali, è attribuita in via esclusiva al farmacista. Da qui la richiesta di verificare la coerenza del progetto con il quadro normativo vigente, oltre alla segnalazione di possibili criticità operative. La vicenda è stata rapidamente presa in carico anche a livello regionale e ha prodotto, nel giro di pochi giorni, una prima risposta istituzionale con il congelamento della sperimentazione.

Il progetto, presentato il 20 marzo scorso, si inseriva nel solco della riorganizzazione territoriale prevista dal DM 77 e puntava a sperimentare un modello di “oncologia di prossimità” basato sull’integrazione tra ospedale e territorio. In questa prima fase, l’iniziativa era rivolta a una platea selezionata di pazienti in trattamento con terapie oncologiche orali per il carcinoma della prostata, patologia che nella provincia di Bergamo conta circa 720 nuovi casi l’anno.

Il percorso prevedeva che fosse lo specialista oncologo, durante la visita ospedaliera, a individuare i pazienti idonei e ad arruolarli nel programma. Una volta inseriti, i pazienti avrebbero potuto ritirare i farmaci su appuntamento presso la Casa di comunità di Treviglio, evitando così accessi ripetuti in ospedale. Nella fase territoriale, un ruolo centrale era affidato agli infermieri di famiglia e comunità, incaricati non solo della consegna del farmaco ma anche dell’accompagnamento nel percorso terapeutico, della verifica dell’aderenza, del monitoraggio degli effetti collaterali e dell’educazione sanitaria.