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Emilia Romagna, la Regione: grazie al ticket spesa farmaci calata di 20 milioni

9 Giugno 2026

I ticket sulle ricette farmaceutiche introdotti in Emilia-Romagna dal maggio 2025 hanno generato nei primi otto mesi di applicazione un gettito di 32,7 milioni di euro e, nello stesso periodo, una riduzione della spesa farmaceutica convenzionata di quasi 20 milioni. È il bilancio diffuso dalla Regione a un anno dall’avvio della misura, che prevede per i cittadini non esenti una compartecipazione di 2,20 euro per confezione fino a un massimo di 4 euro per ricetta.

Secondo i dati regionali, tra maggio e dicembre dello scorso anno il ticket ha interessato circa 16 milioni di confezioni di medicinali, pari a poco meno di un terzo del totale erogato. Le confezioni dispensate in esenzione sono state invece oltre 31 milioni. Restano esclusi dal pagamento circa 1,65 milioni di cittadini, tra cui pazienti oncologici, persone affette da patologie croniche o rare, invalidi, disoccupati e soggetti in condizioni di disagio economico.

La Regione sostiene che il risultato più significativo non sia rappresentato dagli introiti, ma dalla contrazione dei consumi farmaceutici ritenuti meno appropriati. Nel periodo considerato le ricette sono diminuite del 3,6% rispetto agli stessi mesi del 2024, pari a circa 1,5 milioni di prescrizioni in meno. Il calo ha riguardato quasi esclusivamente le ricette prive di esenzione, diminuite del 24%, mentre quelle con esenzione sono cresciute del 22%.

Particolare attenzione viene posta sull’andamento di alcune categorie terapeutiche considerate maggiormente esposte a fenomeni di inappropriatezza prescrittiva. Le confezioni di antibiotici dispensate si sono ridotte dell’11%, così come quelle degli inibitori della pompa protonica utilizzati per il trattamento dei disturbi gastrici. In diminuzione anche il ricorso a integratori di omega 3 e vitamina D, categorie per le quali la Regione rileva da tempo un utilizzo non sempre supportato da precise indicazioni cliniche. Per gli antibiotici, precisano gli uffici regionali, il calo è stato confermato anche dai dati di tracciabilità delle forniture alle farmacie, escludendo quindi uno spostamento significativo degli acquisti verso il canale privato.

L’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, definisce il ticket una scelta «sofferta ma inevitabile», adottata in un contesto caratterizzato, a suo giudizio, da un finanziamento insufficiente del Servizio sanitario nazionale. La Regione rivendica inoltre il progressivo riequilibrio dei conti sanitari: il disavanzo sarebbe passato da 194 milioni di euro nel 2024 a 54 milioni nel 2025, con l’obiettivo del pareggio nel 2026. L’amministrazione respinge tuttavia l’idea che il ticket sia stato introdotto esclusivamente per coprire il deficit, attribuendo il miglioramento dei conti a una più ampia revisione dei meccanismi di spesa.

Le organizzazioni professionali, pur riconoscendo alcuni effetti positivi sul fronte dell’appropriatezza, invitano però a leggere i dati con cautela. Il presidente di Federfarma Emilia-Romagna, Achille Gallina Toschi, osserva che la riduzione dei consumi farmaceutici è consistente e continua anche nei primi mesi del 2026. «Il ticket pesa sulle famiglie, in particolare sui pazienti cronici, sugli anziani e sulle persone che vivono sole», afferma. Lo stesso Gallina Toschi considera invece positiva la diminuzione dell’impiego di antibiotici, ricordando l’impegno delle farmacie nelle campagne di sensibilizzazione contro l’antibioticoresistenza.

Anche la Fimmg regionale richiama l’attenzione sul tema dell’appropriatezza prescrittiva. Il segretario Daniele Morini sottolinea che i medici di medicina generale prescrivono «in scienza e coscienza», ma riconosce che una maggiore attenzione alle prescrizioni può produrre benefici sia clinici sia economici. Morini collega tuttavia il dibattito sui ticket a una questione più ampia, quella del finanziamento del sistema sanitario pubblico, che a suo giudizio continua a rappresentare una criticità strutturale.