È stata sospesa, a pochi giorni dall’avvio, l’attuazione del progetto della Regione Lazio che prevedeva la distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti al momento della dimissione dal pronto soccorso. Il rinvio riguarda le disposizioni contenute nella Determinazione G02840 del 4 marzo 2026 ed è stato comunicato con una circolare inviata alle direzioni sanitarie, ai dipartimenti farmaceutici e alle farmacie ospedaliere e territoriali, che di fatto blocca l’entrata in vigore del modello organizzativo.
A darne conto è la Simeu Lazio (Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza), che ha preso atto della decisione regionale sottolineando come sia stata rinviata l’attuazione delle misure relative all’erogazione dei farmaci per le condizioni cliniche di nuovo riscontro in pronto soccorso. Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato: secondo quanto riportato anche dalla stampa di settore, la sperimentazione era prevista proprio a fine marzo, con l’avvio operativo su un primo gruppo di categorie terapeutiche. La circolare, il cui testo non risulta al momento pubblicamente disponibile, è stata comunque trasmessa a tutti gli snodi della filiera, segno di uno stop generalizzato e immediatamente esecutivo, senza che sia stata indicata una nuova tempistica.
Il rinvio interviene su un progetto che la Regione aveva costruito per intervenire su una criticità strutturale del sistema, ossia l’assenza di modalità codificate per garantire al paziente dimesso dal pronto soccorso l’avvio immediato della terapia. Il modello, elaborato dalla Commissione regionale del farmaco, puntava a colmare quella che veniva definita una “zona grigia assistenziale”, introducendo la consegna diretta dei medicinali necessari alle prime fasi del trattamento già al momento della dimissione, evitando ulteriori passaggi tra medico di medicina generale e farmacia territoriale.
Fulcro dell’organizzazione sarebbe stata la farmacia ospedaliera, chiamata a gestire la dispensazione sotto la responsabilità di un farmacista referente incaricato anche del monitoraggio e della tracciabilità. Le strutture coinvolte – aziende ospedaliere, policlinici universitari e Irccs – avrebbero potuto aderire su base volontaria, a condizione di garantire protocolli operativi dedicati, disponibilità dei farmaci h24 e integrazione dei sistemi informativi. La prima fase del progetto prevedeva un avvio limitato ad alcune classi terapeutiche, in particolare antibiotici ed eparine a basso peso molecolare, con estensione successiva sulla base dei risultati.
Già nella fase preparatoria, tuttavia, non erano mancate le perplessità sul piano organizzativo. La stessa Simeu, in una presa di posizione diffusa nei giorni precedenti, aveva evidenziato come la dispensazione diretta dei farmaci alla dimissione sia sostenibile solo in presenza di una farmacia ospedaliera attiva 24 ore su 24 e aveva avvertito che «non deve ricadere sul personale del Pronto Soccorso», richiamando il rischio di un aggravio dei carichi di lavoro per i medici dell’emergenza-urgenza. Criticità analoghe erano state segnalate anche rispetto all’integrazione con il territorio, al coinvolgimento dei medici di medicina generale e alla necessità di sistemi informativi interoperabili.