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Traffico oppiacei, preso in Alto Adige spacciatore con kit per produrre ricette

1 Aprile 2026

Un kit pronto all’uso, con ricette già compilate e altre lasciate in bianco ma timbrate, per rendere ogni passaggio in farmacia un’occasione di approvvigionamento. È l’aspetto più significativo dell’ennesimo caso di accaparramento illecito di oppiacei emerso nei giorni scorsi in Alto Adige, che riporta d’attualità un fenomeno tutt’altro che sopito.

La vicenda, ricostruita dai Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Ortisei, ha portato al deferimento alla Procura di Bolzano di un 35enne residente in Friuli, accusato di acquisto illecito di stupefacenti, falsità materiale e sostituzione di persona. L’uomo, terminato un impiego stagionale in Val Gardena, aveva organizzato una vera e propria attività sistematica di raccolta di analgesici oppioidi, in particolare medicinali a base di tramadolo e ossicodone.

Il dato più rilevante, anche in chiave preventiva per le farmacie, è la tecnica adottata. L’indagato si muoveva con un corredo completo: un timbro medico contraffatto e una decina di ricette, alcune già compilate in ogni loro parte e le altre predisposte “in bianco” ma già validate dal falso timbro, pronte per essere riempite al momento con i dati necessari. In questo modo, poteva adattare rapidamente la prescrizione al contesto, variando nominativi e farmaci richiesti e presentandosi come un paziente credibile, verosimilmente di passaggio.

La strategia si basava su alcuni elementi ricorrenti: richieste di oppioidi noti e ad alto rischio di abuso, quantitativi non eccessivi per non destare immediato sospetto, rotazione delle farmacie su un territorio circoscritto ma turistico, dove la presenza di clienti non abituali è la norma. Proprio questo contesto ha probabilmente favorito il buon esito di almeno otto episodi documentati negli ultimi due mesi, durante i quali l’uomo sarebbe riuscito a ottenere i medicinali senza che emergessero anomalie evidenti al banco.

A far scattare l’intervento è stato un controllo mirato dei Carabinieri, che hanno intercettato il sospetto e proceduto alla perquisizione. Il rinvenimento del “kit” – sei confezioni di tramadolo, il timbro falso e le ricette – ha consentito di ricostruire a ritroso l’attività e di collegarla agli episodi precedenti attraverso l’incrocio dei dati. È verosimile, come avviene in casi analoghi già segnalati in altre aree del Paese, che alcune incongruenze nelle prescrizioni o segnalazioni informali tra farmacie abbiano contribuito ad alimentare i sospetti investigativi.

Il caso si inserisce in un fenomeno più ampio, più volte richiamato anche da operazioni dei Nas e delle forze dell’ordine, che riguarda la falsificazione di ricette – cartacee o dematerializzate – per l’approvvigionamento di farmaci oppioidi, benzodiazepine o altri medicinali a rischio abuso. Le modalità variano, ma presentano tratti comuni: uso di timbri contraffatti o dati di medici reali, prescrizioni formalmente corrette ma ripetute in un arco temporale ristretto, mobilità geografica per evitare controlli incrociati immediati.

Decisivo, come sottolineano gli stessi Carabinieri, resta il controllo dell’identità e, nei casi dubbi, il contatto diretto con il medico prescrittore o con le forze dell’ordine. La rapidità con cui l’indagine di Ortisei ha permesso di ricostruire i movimenti dell’indagato dimostra quanto la collaborazione tra presidi territoriali e autorità sia determinante per intercettare queste condotte prima che alimentino un mercato parallelo di farmaci deviati.