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Umbria, da Consiglio regionale risoluzione su rinnovo Ccnl dipendenti

8 Aprile 2026

Una risoluzione unitaria per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti delle farmacie private e, al tempo stesso, per riconoscere il valore sanitario della rete territoriale e rafforzarne il ruolo nella programmazione regionale. È quanto hanno approvato ieri in seduta congiunta le Commissioni II e III del Consiglio regionale dell’Umbria, impegnando la Giunta a «sostenere, nelle sedi istituzionali opportune, il rapido rinnovo del Ccnl», a promuovere un confronto tra le parti e a farsi parte attiva presso Governo e Conferenza Stato-Regioni per favorire adeguati incrementi salariali.

Il documento nasce al termine di un ciclo di audizioni che ha visto, dopo i sindacati confederali, l’intervento di Federfarma Umbria e Perugia, rappresentate rispettivamente dai presidenti Stefano Monicchi e Silvia Pagliacci. Nel corso dell’audizione, i due rappresentanti hanno illustrato la proposta datoriale per il rinnovo del contratto, soffermandosi al contempo sulle criticità strutturali del sistema farmacia in ambito regionale. «Nel 2025» ha detto Monicchi «è stato sviluppato uno studio su un terzo delle farmacie presenti sul territorio regionale e abbiamo verificato un parametro che indica il limite della sostenibilità», segnalando come il contesto economico renda particolarmente delicato l’equilibrio tra riconoscimento salariale e tenuta delle imprese.

Nel merito della trattativa, Federfarma ha ribadito che nelle ultime fasi «non erano così distanti le richieste dei collaboratori farmacisti da quello che proponeva» la parte datoriale, ma ha ricordato che l’offerta, non accettata dai sindacati, prevede per i farmacisti un aumento complessivo di 220 euro mensili (200 euro più 20 di clausola di garanzia), da riparametrare per i livelli superiori, e per il personale non farmacista 150 euro complessivi. Una quota consistente dell’incremento potrebbe essere erogata già nel 2026 per beneficiare dell’aliquota Irpef agevolata prevista dalla legge di bilancio.

Accanto agli aspetti retributivi, la proposta include interventi su inquadramenti e progressioni di carriera, con la revisione dei requisiti per il livello Q2 e l’accelerazione del passaggio al Q3, misure sulla formazione con otto ore Ecm retribuite, e un rafforzamento delle tutele, dall’integrazione al 100% della maternità all’estensione del comporto per patologie gravi, fino all’introduzione di congedi dedicati per le vittime di violenza di genere. Previste anche maggiorazioni per lavoro straordinario e notturno, l’aumento dell’indennità di reperibilità e l’avvio della contrattazione di secondo livello su base regionale, legata a produttività e redditività.

Nel corso dell’audizione è stato inoltre posto l’accento su alcuni elementi di pressione economica, come la riduzione dei rimborsi per i servizi: per esempio, per un elettrocardiogramma in telemedicina si è passati da 31 a 20 euro con la fine della sperimentazione. Un segnale che, secondo Federfarma, si inserisce in un quadro più ampio di sostenibilità messa alla prova anche dalla difficoltà di reperire farmacisti, soprattutto nelle aree periferiche, dove si concentra una quota significativa delle farmacie umbre. «Una farmacia media, con circa un milione di fatturato, ha minimo quattro dipendenti», è stato ricordato, evidenziando come proprio nelle realtà locali, più esposte, si registrino le maggiori criticità occupazionali.

Altro tema emerso riguarda la trasformazione degli assetti proprietari: nell’ultimo anno e mezzo più di dieci farmacie umbre sarebbero passate a capitali stranieri, con una «cognizione diversa di farmacia, più asservita alla finanza che non alle esigenze del servizio sanitario». Da qui la richiesta di rafforzare gli strumenti di sostegno pubblico, a partire dalla revisione delle indennità di residenza, oggi tra le più basse d’Italia, e dall’istituzione di un tavolo di confronto permanente sulle tematiche regionali, in particolare formazione e organizzazione dei servizi.

Indicazioni, queste, recepite anche dai commissari intervenuti a margine della seduta, che hanno condiviso la necessità di attivare un tavolo tecnico in Terza commissione coinvolgendo tutte le parti interessate, anche in vista della definizione del nuovo Piano sanitario regionale. Nel documento finale si sottolinea come il Ccnl sia scaduto da quasi due anni e come il mancato rinnovo stia incidendo sulle condizioni economiche e professionali dei lavoratori, a fronte di responsabilità crescenti nella prevenzione, negli screening, nelle vaccinazioni e nella gestione della cronicità. Un passaggio, quello contrattuale, ritenuto «essenziale per garantire la qualità, la continuità e l’innovazione dei servizi farmaceutici» e per consolidare il ruolo della farmacia come presidio sanitario territoriale.