editoriale

Mai più abbozzare? Sbagliato, piuttosto mai più dire mai

15 Giugno 2018

di Alessandro Santoro

Che succede alla comunicazione di Federfarma? Da qualche giorno i liberalizzatori della fascia C, parafarmacie in prima linea, hanno rialzato la testa e tempestato il nuovo Governo di inviti alla deregulation, e il sindacato se n’è rimasto zitto. Ha abbozzato, come si dice in romanesco, nonostante “basta abbozzare” fosse uno degli slogan sbandierati dagli attuali vertici della Federazione nella campagna elettorale dell’estate scorsa. Chi ha buona memoria ricorderà che questo era il cavallo di battaglia di Vittorio Contarina, vicepresidente di Federfarma e stratega della comunicazione di Farmacia Futura prima – la lista vittoriosa del presidente Cossolo – e del sindacato nazionale dopo: non si subisce più in silenzio, si replica colpo su colpo. Nell’agosto dell’anno scorso, per esempio, il giornalista Roberto Gervaso sostenne in un corsivo sul Messaggero che a Roma di notte non si trovano farmacie aperte; Contarina scrisse subito al quotidiano per chiedere una rettifica. La querelle si chiuse con una cena e un elegante articolo di ritrattazione firmato dallo stesso Gervaso, che lo stesso Contarina (legittimamente) presentò il giorno dopo come una vittoria: «È necessario rispondere e rimarcare sistematicamente» scrisse in una nota «non siamo più disposti a subire continui attacchi».

Sembrava un indirizzo programmatico scolpito nella pietra, ora non pare più. Il 1 giugno si è insediato il nuovo Governo, al ministero della Salute è andata la pentastellata Giulia Grillo e subito si è riaperta l’offensiva di parafarmacie e liberalizzatori per la deregulation della fascia C. Altroconsumo ha scritto al premier, Lpi (Libere parafarmacie italiane) ha inviato un dossier al Ministro, Fnpi (Federazione nazionale parafarmacie italiane) ha esortato la Pentastellata a sposare la causa.

E Federfarma? Zitta: non un comunicato per controbattere alle solite cifre gonfiate delle parafarmacie sui benefici effetti della liberalizzazione (4.000 nuove aperture, 6.000 nuovi posti di lavoro, 900 milioni di euro di risparmio sulla spesa farmaceutica privata) né alle argomentazioni di Altroconsumo. Come se tali interventi non fossero attacchi alla farmacia, al servizio che assicura a beneficio della collettività, alla professionalità dei loro titolari. E così, il “mai abbozzare” della campagna elettorale sembra diventato oggi un “mai dire mai”. E non tutti gradiscono. Il silenzio, infatti, ha finito per indisporre una parte di quei farmacisti che davanti ai programmi di comunicazione della nuova presidenza si erano riempiti d’orgoglio: ma come, non diciamo niente? non rispondiamo? C’è chi è andato a scriverlo anche sul gruppo Facebook che sostiene l’attuale governo del sindacato, Pillole d’informazione. Ma ne è venuta fuori una zuffa (virtuale) talmente virulenta che a un certo punto gli amministratori hanno dovuto sospendere il gruppo per un paio di giorni.

Ma ha davvero sbagliato Federfarma a restarsene in silenzio? Probabilmente no. Anzi, certamente no: una delle regole base della comunicazione è quella di non andare mai dietro a chi ha meno voce di te; finisci per aggiungere la tua voce alla sua e quindi gli consenti di fare più rumore. E ottenere maggiore attenzione. Un’altra regola dice che chi cerca di difendere tutto alla fine non difende niente: tradotto, vuol dire che mettersi a rintuzzare tutti gli attacchi – a prescindere dalla loro reale entità – porta allo sfinimento, quando invece si dovrebbero preservare le forze, e gli argomenti, per le battaglie davvero decisive. La base vorrebbe un sindacato che sparasse cannonate anche al semplice ronzio di una mosca, chi conosce l’arte della politica sa che la risposta migliore è quella commisurata al livello della minaccia, a un’attenta valutazione di rischi e benefici. Sono regole vecchie, anche queste scritte sulla pietra. Regole che oggi rispetta l’attuale presidenza come già le rispettava chi c’era prima.