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Belgio, preoccupa il trend della spesa farmaceutica: colpa degli innovativi

16 Gennaio 2026

Anche in Belgio c’è preoccupazione per la crescita dei costi dell’assistenza farmaceutica. Ad accenderla il rapporto Morse, presentato il 12 gennaio al Comitato parlamentare per l’assicurazione sanitaria, che torna a mettere sotto la lente la spesa per i farmaci rimborsati e l’evoluzione dei prezzi. Il rapporto – Morse significa Monitoring of reimbursement significant expenses – nasce proprio con l’obiettivo di identificare in modo trasparente i costi dei medicinali e conferma un trend ormai strutturale: la spinta dell’innovazione sta diventando uno dei principali fattori di pressione sui bilanci sanitari.

Il punto centrale del rapporto – elaborato sulla base del consuntivo 2024 – è sintetizzato in una valutazione netta: «L’innovazione rapida, l’ampliamento delle indicazioni e l’intensificazione dei trattamenti spostano il baricentro dei costi verso il settore ospedaliero e verso alcune classi di farmaci ad alto impatto di spesa». Un’evoluzione che non sorprende, ma che inizia a porre interrogativi sempre più concreti sulla sostenibilità nel medio periodo, considerando anche l’accelerazione con cui nuove terapie arrivano sul mercato e vengono rese rapidamente accessibili ai pazienti.

In Belgio, la gestione della spesa farmaceutica rimborsata fa capo all’Inami, l’ente pubblico che governa l’assicurazione sanitaria e l’invalidità, con un ruolo simile a quello di un “pagatore” nazionale. Ed è proprio l’Inami a registrare gli effetti della crescita dei cosiddetti farmaci “sotto contratto”, cioè medicinali rimborsati attraverso accordi specifici tra autorità e industria (con meccanismi di rimborso temporaneo, condizioni dedicate e spesso compensazioni economiche), utilizzati soprattutto per terapie innovative o ad alto impatto.

I numeri fotografano una dinamica in forte crescita. La spesa farmaceutica lorda dell’Inami ha raggiunto 7,9 miliardi di euro, con un incremento del 9,6% rispetto al 2023. Considerando poi le compensazioni riconosciute dalle aziende per i farmaci “sotto contratto” (payback), la spesa netta scende a 5,6 miliardi, ma resta comunque in aumento del 6,6% sull’anno precedente. È l’ospedale a concentrare ormai oltre metà del totale: il canale assorbe infatti il 54,7% della spesa lorda, proprio in ragione del peso crescente di queste terapie ad accesso regolato. Al di fuori del farmaco in senso stretto, il rapporto segnala anche la crescita delle altre prestazioni farmaceutiche (nutrizione medica, percorsi di cura per il diabete, compenso del farmacista di riferimento, preparazioni magistrali, vaccinazioni e altro), pari a 258 milioni di euro (+6,7%).

La concentrazione della spesa è un altro elemento che emerge con forza. Morse elenca le 15 classi terapeutiche più onerose, definite “ad alto impatto sul budget”: da sole, rappresentano il 68% dei costi complessivi. In testa figurano anticorpi monoclonali e coniugati, con 1,3 miliardi di euro e un aumento dell’8,6%, spinto dall’uso più ampio di molecole di nuova generazione. Seguono gli inibitori delle proteine chinasi, che valgono 510 milioni: la spesa è in lieve calo (-1%), ma «i volumi sono aumentati a causa di nuove indicazioni».

Tra i capitoli più sensibili, spiccano gli antidiabetici non insulinici: 275 milioni di euro nel 2024, con un balzo del 16,5% e un costo triplicato in dieci anni. Il rapporto attribuisce l’aumento non solo alla crescita del numero di pazienti, ma anche a «derive d’uso in indicazioni non rimborsabili (perdita di peso)» e all’impiego più massiccio di analoghi del GLP-1 e gliflozine (inibitori SGLT2). Sono previste iniziative di sensibilizzazione rivolte ai prescrittori, proprio per contenere questi scostamenti rispetto alle indicazioni rimborsate.

In crescita anche gli ipolipemizzanti, con una dinamica che prosegue dal 2022 e che Morse collega agli inibitori PCSK9, all’inclisiran e agli schemi combinati nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Più contenuta invece la crescita degli immunosoppressori nel 2024, ma con un peso che resta imponente: rimangono «la prima voce di costo lordo nelle farmacie pubbliche e la seconda considerando entrambi i settori», per un valore vicino a un miliardo di euro. Tra le altre classi “in accelerazione” il rapporto colloca immunoglobuline, farmaci per l’emicrania e innovativi per dermatologia e sistema nervoso, spesso collocati proprio nel perimetro dei medicinali “sotto contratto”.

Ed è su questi ultimi che il rapporto insiste come “caso a parte”. Secondo l’Inami, rappresentano ormai una criticità strutturale. Nel 2024 il numero di accordi è cresciuto del 16% e il numero di molecole del 10%. Inoltre, nel 77% dei casi le negoziazioni si chiudono con un contratto. Anche considerando che le aziende restituiscono mediamente il 45,4% attraverso compensazioni, il costo netto medio per singolo accordo è salito da 6,9 a 8,2 milioni di euro: un segnale che la capacità di contenimento, pur presente, non basta più da sola a neutralizzare l’impatto della nuova ondata di innovazione.

A completare il quadro, la Commissione rimborsi farmaci dell’Inami segnala un carico di lavoro in aumento: nel 2024 ha gestito 532 dossier unici, il 23% in più rispetto all’anno precedente. In circa due terzi dei casi il parere è stato positivo per il ministro, nel 18% è stata proposta la stipula di un contratto e nel 14% è stato espresso un parere negativo. Un dato che, letto insieme alla crescita delle richieste e al tasso elevato di accordi finali, restituisce bene la pressione che l’innovazione sta esercitando non solo sui conti, ma anche sui meccanismi decisionali e negoziali del sistema.