È molto elevato il livello di soddisfazione professionale riscontrabile tra i farmacisti di comunità inglesi abilitati alla prescrizione, ma se non si adottano misure che riservino orari e spazi dedicati, il modello rischia di non essere sostenibile. È quanto riferisce un rapporto indipendente curato dall’Università di Manchester, che valuta i risultati dell’Independent Prescribing in Community Pharmacy Pathfinder Programme, il progetto pilota con cui il Servizio sanitario inglese sta testando l’estensione strutturata della prescrizione indipendente in farmacia.
Secondo i ricercatori, i farmacisti coinvolti nella sperimentazione «sono stati in larga parte positivi sull’implementazione della prescrizione indipendente in farmacia» e hanno riferito «un aumento della soddisfazione lavorativa, legato alla possibilità di applicare le proprie competenze cliniche». Un dato rilevante, che conferma come l’ampliamento del ruolo professionale possa incidere positivamente sulla motivazione e sull’attrattività della professione. Al tempo stesso, il rapporto sottolinea che la prescrizione non può essere considerata un servizio isolato: «L’attività non riguarda solo l’atto prescrittivo, ma l’erogazione di una presa in carico olistica del paziente, che richiede valutazioni cliniche più ampie e una collaborazione strutturata con la medicina generale».
Il nodo centrale riguarda l’organizzazione. Gli autori raccomandano che ai farmacisti prescrittori venga garantito tempo protetto, sottratto alle attività quotidiane di dispensazione, per costruire relazioni cliniche sul territorio e integrare il servizio nei percorsi assistenziali locali. Questo tempo, precisa il rapporto, dovrebbe essere finanziato dagli Integrated care board (Icb), gli organismi territoriali del Nhs responsabili della programmazione e del finanziamento dei servizi. Senza una copertura economica dedicata, il rischio è che la prescrizione indipendente si traduca in un ulteriore carico burocratico su strutture già sotto pressione.
Sul piano operativo, il documento evidenzia come la piena erogazione dei servizi di prescrizione richieda prerequisiti ancora non omogenei sul territorio: accesso alla diagnostica di base, come la flebotomia, e soprattutto accesso in lettura e scrittura alle cartelle cliniche dei medici di medicina generale. L’obiettivo è duplice: garantire la sicurezza prescrittiva e consentire una comunicazione bidirezionale con gli studi medici. Non a caso, un’analisi condotta dal Pharmaceutical Journal nel novembre 2025 ha rilevato che nel 40% dei casi gli studi di medicina generale bloccano l’inserimento nei fascicoli dei pazienti delle consultazioni svolte in farmacia nell’ambito di Pharmacy First, nonostante ciò sia previsto dal contratto dei medici di base.
Il rapporto insiste anche sull’importanza della supervisione clinica. Durante il progetto pilota, questa funzione è stata svolta prevalentemente da medici di medicina generale locali, e gli autori raccomandano che gli Icb facilitino in modo strutturato l’accesso a supervisione e supporto per i farmacisti prescrittori. In questa prospettiva, Nhs England e il Department of Health and Social Care sono chiamati a «sviluppare una strategia nazionale per infrastrutture robuste, formazione essenziale e supervisione clinica continuativa», riconoscendo «la portata del cambiamento di paradigma e culturale» che la prescrizione in farmacia comporta e investendo in modo significativo e duraturo sullo sviluppo della forza lavoro.
Il contesto finanziario, tuttavia, appare complesso. Agli Icb è stato recentemente chiesto di ridurre del 50% i costi di funzionamento, e non è ancora chiaro quale impatto questo avrà sui ruoli farmaceutici. Da qui le preoccupazioni espresse dal settore. Commentando il rapporto, Leyla Hannbeck, amministratrice delegata dell’Association of Independent Multiple Pharmacies (le catene inglesi di farmaci), ha ricordato che «la prescrizione indipendente è un obiettivo a cui il nostro settore aspira da tempo» ma che «deve essere accompagnata da risorse aggiuntive, esterne alla quota globale, con tariffe che riflettano il lavoro svolto e il tempo richiesto». Al tempo stesso, ha avvertito che «la tempistica dell’iniziativa è sempre più sfidante e aggiunge una burocrazia significativa in una fase in cui molte farmacie faticano a sopravvivere».
Il governo britannico e Community Pharmacy England dovrebbero avviare da aprile 2026 il confronto su un servizio di prescrizione nazionale commissionato centralmente. Il rapporto valuta positivamente i pagamenti a sessione per le consultazioni prescrittive, giudicati «un passo nella giusta direzione» perché orientati agli esiti, ma segnala la necessità di strategie di commissioning capaci di garantire volumi prevedibili di pazienti, condizione essenziale per la sostenibilità economica del servizio. Viene inoltre richiamata l’attenzione su una gestione adeguata del mix di competenze, sull’evoluzione dei modelli di supervisione e sulla copertura assicurativa: i datori di lavoro dovrebbero fornire polizze che coprano esplicitamente l’intero perimetro delle attività di prescrizione indipendente, mentre le istituzioni centrali dovrebbero chiarire in modo standardizzato ambiti e rischi del servizio.