Una farmacia che chiude ogni giorno lavorativo, prezzi di cessione in lieve calo ma multipli di redditività in crescita e un mercato che continua a muoversi, seppur con segnali di rallentamento: è il quadro che emerge dagli ultimi dati francesi sulla compravendita di farmacie, fotografato da due analisi distinte ma convergenti nei trend di fondo, quelle del network contabile Cgp e della società finanziaria Interfimo. Sullo sfondo, una trasformazione strutturale del modello economico che spinge il mercato verso le realtà più grandi e mette in difficoltà le farmacie di minori dimensioni.
Il primo report, pubblicato il 17 marzo da Cgp, restituisce l’immagine di un mercato ancora dinamico nonostante il contesto complesso. Nel 2025 il prezzo medio di cessione di una farmacia si è attestato attorno a 1,7 milioni di euro, in calo rispetto agli 1,8 milioni del 2024. La flessione dei valori non ha però intaccato l’attrattività complessiva delle farmacie che – dice lo studio – continuano a trovare acquirenti, anche perché «un certo numero di titolari, di fronte alle difficoltà di gestione, anticipa la cessazione dell’attività». Il dato più significativo riguarda infatti i criteri di valorizzazione: il prezzo medio equivale a 7,24 volte il Margine operativo lordo (Mol), in aumento rispetto a 7,10 dell’anno precedente. In altre parole, mentre i prezzi scendono in valore assoluto, cresce il peso della redditività come parametro chiave.
La forbice resta ampia in funzione della dimensione: si va da un multiplo di 5 per le farmacie con fatturato sotto 1,2 milioni a oltre 7,4 per quelle sopra i 3 milioni. Segno che il mercato premia le strutture più solide, capaci di integrare i nuovi servizi e assorbire l’impatto di dinamiche come la riduzione di prezzo dei farmaci rimborsati, l’aumento dei costi e la crescita delle prescrizioni ospedaliere. In questo contesto, anche le condizioni di accesso all’acquisto si irrigidiscono: l’anticipo a carico dell’acquirente resta stabile al 17% del prezzo, pari a circa 281mila euro per una farmacia media, mentre si registrano «alcuni rifiuti bancari», evento raro fin qui.
Il dinamismo del mercato convive tuttavia con un progressivo ridimensionamento della rete: nei sei mesi più recenti la Francia ha perso 155 farmacie e aumentano le chiusure senza indennizzo, già pari al 60% nel 2024. Il fenomeno colpisce soprattutto le piccole officine, con ricadute sul presidio territoriale, in particolare nelle aree rurali.
A distanza di pochi giorni, lo studio annuale pubblicato il 3 aprile da Interfimo conferma l’impostazione generale ma aggiunge ulteriori elementi di lettura. Basata su 888 operazioni, l’analisi segnala che nel 2025 le transazioni sono state 1.407, in calo del 2,5% rispetto alle 1.442 del 2024, proseguendo un trend già negativo l’anno precedente (-10%). Il rallentamento riguarda soprattutto la vendita di quote della farmacia, in discesa del 16%, mentre crescono del 9,5% le cessioni aziendali, che tornano a rappresentare la maggioranza (57%). Una dinamica che riflette la maggiore prudenza degli acquirenti verso strutture complesse e valorizzazioni elevate.
Anche Interfimo rileva una pressione al ribasso sui prezzi, pur con intensità diverse a seconda degli indicatori. Il valore medio delle farmacie con più di 400mila euro di margine scende al 76% del fatturato (dal 78%), mentre per quelle sotto tale soglia si ferma al 51%. Tuttavia, lo stesso istituto invita a considerare con cautela questo parametro, poiché la crescita del peso dei farmaci ad alto costo rende il fatturato un indicatore sempre meno significativo. «L’analisi dei prezzi tramite il coefficiente di fatturato non ha più alcun interesse», osserva il direttore dello sviluppo Jérôme Capon.
Più coerente con le evidenze di Cgp è invece il dato sui multipli di redditività: i prezzi espressi in rapporto alla marginalità risultano in lieve calo (2,68 volte per le farmacie sopra i 400mila euro, contro 2,71 nel 2024), ma quelli calcolati sul Mol rettificato continuano a crescere. Anche in questo caso emerge una polarizzazione del mercato: «il divario si amplia tra grandi e piccole farmacie», con le prime che concentrano l’interesse degli acquirenti e le seconde che spesso registrano cali di fatturato.
La segmentazione per tipologia conferma il quadro. Le farmacie di quartiere, caratterizzate da marginalità più basse, sono le più penalizzate e vedono il prezzo medio scendere al 72% del fatturato. All’opposto, le officine nei centri commerciali restano le più ambite e meglio valorizzate, soprattutto quando superano il milione di euro di margine. Un’eccezione riguarda le piccole farmacie rurali, unico segmento in cui si osserva una lieve crescita dei valori (56% del fatturato, +1 punto), segnale di una possibile rinnovata attenzione per il presidio territoriale.
Nel confronto tra i due studi, dunque, emergono convergenze nette: prezzi medi in calo, centralità crescente della redditività, difficoltà delle piccole strutture e selettività maggiore da parte degli acquirenti e del sistema bancario. Divergono invece gli strumenti di lettura: Cgp insiste sui multipli del Mol come indicatore guida, mentre Interfimo evidenzia la perdita di significato dei parametri basati sul fatturato e propone una lettura più articolata per tipologia e struttura delle operazioni.
Nel complesso, il mercato francese della compravendita di farmacie appare in una fase di transizione: resta attivo e liquido, ma sempre più orientato verso modelli dimensionali e gestionali in grado di sostenere un contesto economico «sempre più vincolato», in cui, come sintetizza Interfimo, «il farmacista è chiamato a pilotare diversamente la creazione di valore».