Fa discutere, nella Svizzera italiana, il caso della farmacia olandese Doktoeronline con il suo servizio di prescrizione a distanza, che consente a chi abita nel Canton Ticino (così come nel resto della Confederazione elvetica) di ricevere per posta farmaci con obbligo di ricetta in modo un po’ troppo semplice e veloce. Questo almeno è quanto emerge dall’inchiesta della trasmissione Patti chiari della Radiotelevisione svizzera (Rsi), che ha messo alla prova la piattaforma con risultati che suscitano non poche perplessità.
Il servizio offerto da Dokteronline (che dispone di regolare bolino Ue, rilasciato dal ministero della Salute olandese) è quello classico che molte farmacie digitali propongono nei Paesi dove sono consentite prescrizione e commericalizzazione a distanza di farmaci con ricetta : il cliente seleziona il trattamento di interesse, compila un questionario anamnestico-diagnostico e procede all’ordine del medicinale. La richiesta viene valutata da un medico abilitato – spesso con licenza in altri Paesi Ue come Germania, Regno Unito o Romania – che rilascia la ricetta senza alcun contatto diretto con il paziente. La prescrizione ritorna quindi alla farmacia che provvede alla spedizione.
Per testare il sistema, la trasmissione ha ordinato in due occasioni Saxenda, medicinale indicato per il trattamento dell’obesità. In entrambi i casi il prodotto è stato consegnato regolarmente. Più significativo il secondo test: pur dichiarando condizioni che avrebbero dovuto escludere la prescrizione, la richiesta è stata comunque accettata, senza ulteriori verifiche. Un esito che, secondo l’inchiesta, solleva interrogativi sulla solidità del processo clinico e sulla reale capacità di intercettare controindicazioni o usi inappropriati.
A preoccupare sono soprattutto le implicazioni sanitarie. Come dichiara a Rsi Francesca Bortolo, farmacista cantonale (carica tecnica che fa da riferimento per l’amministrazione sanitaria locale su tutto ciò che riguarda l’assistenza farmaceutica) il rischio è quello di «prescrizioni inappropriate, effetti collaterali pericolosi e assenza di un percorso di cura personalizzato», cui si aggiunge il timore – non nuovo nel commercio online – della circolazione di prodotti contraffatti o non conformi.
Fondata nei Paesi Bassi, Dokteronline si presenta come una piattaforma di telemedicina che mette in contatto pazienti e medici indipendenti con licenza europea. Il servizio è disponibile in numerosi Paesi, tra cui gran parte dell’Europa occidentale, e copre diverse aree terapeutiche, dalla gestione del peso alla salute sessuale, fino a patologie croniche. Il modello si basa su consultazioni asincrone, senza visita in presenza né videocolloquio obbligatorio, e su una filiera che integra prescrizione e dispensazione transfrontaliera.
Nella sua replica alla trasmissione, Dokter online difende la legittimità del proprio operato e richiama il quadro normativo europeo sulla sanità transfrontaliera. «Dokteronline opera come piattaforma sanitaria digitale che facilita le consultazioni tra pazienti e medici indipendenti con licenza Ue» scrive la società: il paziente «compila un questionario medico strutturato» e «un medico indipendente esegue una valutazione e determina se il trattamento è appropriato» . In caso di esito positivo, il farmaco viene dispensato «da una farmacia Ue autorizzata che esegue una propria verifica farmaceutica prima della spedizione».
La piattaforma contesta inoltre la ricostruzione secondo cui sarebbe il paziente a scegliere direttamente il medicinale: «I pazienti non acquistano direttamente un farmaco su prescrizione. Richiedono una consultazione per una particolare condizione», mentre «la decisione finale sulla prescrizione rimane sempre al medico curante». Quanto all’assenza di un contatto diretto, Dokteronline sottolinea che le consultazioni basate su questionari strutturati «sono una forma ampiamente utilizzata di telemedicina», e che il medico può rifiutare il trattamento o indirizzare il paziente al proprio curante qualora le informazioni risultino insufficienti .
Resta tuttavia il nodo della verifica delle informazioni fornite dal paziente, che la stessa società riconosce essere un elemento critico: «Come in molte consultazioni mediche, i medici si basano sulle informazioni fornite dal paziente», il quale deve dichiararne l’accuratezza prima dell’invio . Un punto su cui si innestano le criticità evidenziate dall’inchiesta svizzera, che mostra come dichiarazioni incomplete o non veritiere possano non essere intercettate dal sistema.