L’accessibilità ai vaccini in Scozia continua a essere condizionata da fattori socioeconomici e geografici, e per questo le farmacie di comunità chiedono di essere coinvolte nei programmi vaccinali nazionali. È la posizione espressa da Community Pharmacy Scotland (Cps), l’organizzazione che rappresenta le farmacie territoriali scozzesi, dopo la pubblicazione del rapporto annuale 2025 sulle vaccinazioni e immunizzazioni di Public Health Scotland, l’agenzia sanitaria pubblica del Paese.
Secondo il documento, riferisce il Pharmaceutical Journal, nel 2025 la copertura vaccinale è migliorata rispetto agli anni precedenti, ma persistono differenze significative legate al livello di benessere economico, all’etnia, al sesso e all’area geografica di residenza. Le disparità emergono in particolare nelle vaccinazioni degli adulti: per la campagna antinfluenzale 2025-2026, la copertura è risultata pari al 41,5% nelle aree più svantaggiate e al 67,4% in quelle meno deprivate, con uno scarto di quasi 26 punti percentuali.
Anche per gli adolescenti si osservano differenze rilevanti. La copertura vaccinale contro il papillomavirus umano (Hpv) nell’anno scolastico 2024-2025 è aumentata nel complesso, ma varia dal 62% delle aree più svantaggiate all’83,4% di quelle più favorite. Analogamente, le aree rurali più facilmente raggiungibili mostrano livelli di adesione superiori rispetto ai piccoli centri remoti.
Nel rapporto si evidenzia inoltre che i bambini residenti nelle zone più deprivate tendono a vaccinarsi più tardi, ad aderire con minore frequenza alle chiamate vaccinali e a completare meno spesso l’intero ciclo previsto.
È in questo contesto che Cps rilancia la richiesta di coinvolgere le farmacie di comunità nei programmi di immunizzazione. «Grazie alla loro diffusione capillare nelle aree urbane e rurali, vicino ai luoghi in cui le persone vivono e lavorano, e alla presenza di team qualificati, le farmacie sono nella posizione ideale per contribuire agli obiettivi del piano quinquennale scozzese per vaccinazioni e immunizzazioni», ha dichiarato un portavoce dell’associazione. Secondo l’organizzazione, l’inclusione delle farmacie potrebbe contribuire a invertire il calo delle adesioni vaccinali e a garantire un accesso più equo ai servizi.
Per i lettori italiani può apparire singolare che le farmacie scozzesi rivendichino un ruolo che in altre parti del Regno Unito è già consolidato. La spiegazione risiede nell’assetto del servizio sanitario britannico. Sebbene il National Health Service (Nhs, Servizio sanitario nazionale) sia spesso considerato un sistema unitario, in realtà esistono quattro servizi distinti, uno per nazione: Nhs England, Nhs Scotland, Nhs Wales e Health and Social Care Northern Ireland, ciascuno con competenze e organizzazione proprie. In Inghilterra le farmacie partecipano da anni alle campagne vaccinali, in particolare contro l’influenza e il Covid-19, mentre in Scozia la somministrazione dei vaccini resta prevalentemente affidata ai servizi pubblici territoriali e alle strutture del Nhs.
La richiesta di Cps si inserisce inoltre nel quadro del Vaccination and Immunisation Framework and Delivery Plan (Piano strategico e operativo per vaccinazioni e immunizzazioni), pubblicato nel 2024, che individua tra le priorità il miglioramento dell’equità di accesso e il rafforzamento della capacità operativa del personale vaccinale.
L’associazione ha infine accolto con favore l’introduzione, dall’aprile 2026, delle Patient Group Directions (Pgd, direttive di gruppo per la somministrazione dei medicinali) dedicate ai vaccini, che consentono di delegare ad operatori adeguatamente formati attività come la preparazione e la somministrazione delle dosi. Una novità che, secondo Cps, potrebbe facilitare l’eventuale ingresso delle farmacie di comunità nei programmi vaccinali nazionali.