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Amoxicillina, Sandoz chiede dazi antidumping sulle importazioni dalla Cina

9 Giugno 2026

La dipendenza europea dalla Cina per la produzione di antibiotici torna al centro del dibattito dopo la decisione di Sandoz di presentare alla Commissione europea una denuncia antidumping contro le importazioni cinesi di amoxicillina e dei relativi principi attivi. L’azienda, tra i principali produttori mondiali di farmaci equivalenti e biosimilari, sostiene che sul mercato siano presenti elementi riconducibili a pratiche distorsive della concorrenza, tali da mettere a rischio la sostenibilità della produzione europea.

Secondo quanto riportato dalla società, la documentazione trasmessa a Bruxelles evidenzierebbe prezzi di vendita sistematicamente inferiori ai costi di produzione, il ricorso a sovvenzioni pubbliche e una crescente concentrazione della capacità produttiva mondiale in un unico Paese. L’obiettivo della denuncia è l’introduzione di dazi antidumping che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbero riequilibrare le condizioni di mercato e impedire che i produttori europei vengano progressivamente espulsi da un settore considerato strategico.

Il caso riguarda in particolare l’amoxicillina, uno degli antibiotici più utilizzati al mondo, impiegato nel trattamento di numerose infezioni batteriche. Negli ultimi due decenni gran parte della produzione dei principi attivi antibiotici si è progressivamente spostata verso l’Asia, soprattutto in Cina e in misura minore in India, attratta da costi industriali più bassi e da una maggiore competitività dei prezzi.

Per Sandoz questa evoluzione ha generato una forte vulnerabilità delle catene di approvvigionamento europee. «Gli antibiotici hanno salvato più vite di qualsiasi altro medicinale, ma oggi vengono trattati come una commodity e spesso una confezione costa meno di un pacchetto di gomme da masticare», ha dichiarato l’amministratore delegato Richard Saynor. Secondo il manager, le attuali condizioni di mercato «non riflettono una concorrenza equa» e penalizzano gli impianti produttivi europei che operano con standard ambientali, energetici e occupazionali più elevati.

L’iniziativa arriva in una fase in cui le istituzioni europee stanno dedicando crescente attenzione alla sicurezza degli approvvigionamenti farmaceutici. Le carenze registrate negli ultimi anni, in particolare durante la pandemia e nei successivi picchi stagionali di infezioni respiratorie, hanno evidenziato la fragilità di filiere fortemente dipendenti da pochi poli produttivi extraeuropei. Gli antibiotici figurano tra le categorie considerate più sensibili dalle autorità comunitarie.

Nella denuncia viene richiamato anche il caso dell’India, che negli anni scorsi ha introdotto misure di tutela per la propria industria antibiotica, fissando prezzi minimi di importazione per alcuni principi attivi. Secondo Sandoz, provvedimenti analoghi potrebbero contribuire a preservare in Europa competenze industriali ritenute essenziali per garantire la continuità delle forniture.

La richiesta assume un significato particolare per il gruppo svizzero, che nelle scorse settimane ha celebrato l’ottantesimo anniversario dello stabilimento di Kundl, in Austria. Il sito viene indicato dall’azienda come l’ultimo impianto europeo in grado di realizzare l’intera filiera degli antibiotici, dalla produzione del principio attivo fino al confezionamento del medicinale finito. Negli ultimi anni Sandoz ha investito nello stabilimento diverse centinaia di milioni di euro con l’obiettivo di rafforzare la capacità produttiva continentale.

Proprio la sostenibilità economica di tali investimenti rappresenta uno degli argomenti centrali della denuncia. L’azienda sostiene che, in presenza di importazioni a prezzi ritenuti artificialmente bassi, diventi sempre più difficile mantenere in Europa produzioni ad alta intensità industriale. «Garantire la disponibilità di antibiotici non è soltanto una questione sanitaria, ma anche di sicurezza economica e di politica commerciale strategica», ha affermato Saynor, invitando le istituzioni europee a intervenire per assicurare nel lungo periodo una capacità produttiva autonoma.

Spetterà ora alla Commissione europea valutare la documentazione presentata e decidere se avviare formalmente un’indagine antidumping. Un eventuale procedimento potrebbe durare diversi mesi e portare, qualora venissero accertate pratiche di concorrenza sleale, all’introduzione di dazi sulle importazioni interessate.