Le carenze di medicinali in Inghilterra non rappresentano più soltanto un problema di approvvigionamento e un aggravio di lavoro per farmacie e medici, ma in alcuni casi hanno avuto conseguenze dirette sulla sicurezza dei pazienti. Un’inchiesta del Pharmaceutical Journal ha individuato, tra il 2023 e il 2025, sei rapporti con i quali i coroner hanno segnalato alle autorità il possibile ruolo delle difficoltà di fornitura in altrettanti decessi. Tre casi riguardano pazienti affetti da epilessia, per i quali l’interruzione della terapia può aumentare rapidamente il rischio di crisi convulsive.
Il quadro si inserisce in una crisi ormai strutturale. Secondo la rivista britannica, le aziende farmaceutiche inviano al governo in media quattro segnalazioni al giorno relative a possibili problemi di fornitura. Tra il 2021 e il 2023 le notifiche dei produttori sono aumentate di quasi il 70% e, da ottobre 2020, ne sono state registrate 7.426. Nel giugno scorso il governo ha inoltre autorizzato 254 price concessions, numero record: si tratta delle deroghe che consentono al Nhs di rimborsare temporaneamente alle farmacie un prezzo superiore a quello ordinariamente previsto quando un medicinale non è reperibile alle normali condizioni di acquisto, e costituiscono quindi anche un indicatore delle tensioni sul mercato. A febbraio, una commissione della Camera dei Lord aveva definito le carenze di farmaci una «questione di sicurezza nazionale».
Particolarmente critico è il caso degli antiepilettici. Nel 2024 sette pazienti su dieci con epilessia avevano riferito difficoltà nel reperire i propri medicinali. David Crompton, 44 anni, è morto nel dicembre dello stesso anno in seguito a una caduta durante una crisi epilettica: in due occasioni non era riuscito a procurarsi Tegretol (carbamazepina) e, secondo gli specialisti citati dal coroner, un’interruzione della terapia di circa dieci giorni aveva «probabilmente contribuito» all’attività convulsiva. Paul Nash, 58 anni, è morto nell’ottobre 2025 dopo essere rimasto senza carbamazepina e avere saltato tre dosi. In un terzo caso Charlie Marriage, 32 anni, è deceduto per Sudep (Sudden unexpected death in epilepsy, morte improvvisa inattesa nell’epilessia) dopo due giorni senza Fycompa (perampanel), risultato indisponibile nella farmacia alla quale si era rivolto.
Problemi analoghi hanno interessato i medicinali per l’Adhd (Attention deficit hyperactivity disorder, disturbo da deficit di attenzione e iperattività). Una rilevazione di Adhd Uk condotta nel novembre 2023 indicava che più di un paziente su quattro non aveva ricevuto il proprio farmaco, dopo che nel settembre precedente era stato diramato un allarme per la sicurezza dei pazienti sulle carenze. Anche oggi, riferisce l’associazione, ottenere alcune terapie può risultare difficile, sebbene non vengano segnalate indisponibilità generalizzate.
L’inchiesta mette però in evidenza anche un’altra criticità: la limitata possibilità per il farmacista di sostituire autonomamente un medicinale indisponibile. Hannah Jacobs, 13 anni, è morta dopo una grave reazione allergica: l’autoiniettore di adrenalina da 500 microgrammi che le era stato prescritto non era disponibile a causa di una carenza nazionale e in farmacia era reperibile soltanto quello da 150 microgrammi, che le fu somministrato senza riuscire a evitarne il decesso.
Ancora più esplicativo il caso di Ava Hodgkinson, due anni, cui si riferisce un rapporto del 2022relativo alla carenza di antibiotici. La bambina aveva una prescrizione di amoxicillina 250 mg/5 ml, mentre la farmacia disponeva soltanto della concentrazione 125 mg/5 ml. Le regole allora vigenti non consentivano al farmacista di dispensare autonomamente la formulazione alternativa, benché fosse possibile ottenere la stessa dose raddoppiando il volume somministrato. Il governo ha successivamente avviato una consultazione per ampliare la flessibilità dei farmacisti nella sostituzione delle dosi, ma l’esito è ancora atteso. Restano disponibili gli Ssp (Serious shortage protocols, protocolli per gravi carenze), introdotti nel 2019, che permettono sostituzioni di prodotto o quantità soltanto quando uno specifico protocollo viene attivato dal governo.
Il Department of health and social care (Dhsc, ministero della Salute e dell’Assistenza sociale) ricorda che nel Regno Unito sono autorizzati circa 14mila medicinali e che «la stragrande maggioranza» è regolarmente disponibile. Il governo rivendica inoltre investimenti nella produzione nazionale e procedure per mitigare le interruzioni, dal ricorso a medicinali alternativi alla cooperazione internazionale sulle catene di fornitura.
Il Royal college of pharmacy, tuttavia, rilevava già a marzo che il carico imposto dalle carenze a farmacie territoriali, medicina generale e ospedali rimane «insostenibilmente elevato». La presidente Tase Oputu chiede una filiera più resiliente, protocolli di emergenza per i medicinali essenziali per la sopravvivenza e soprattutto maggiore autonomia per i farmacisti territoriali quando le forniture vengono interrotte: «Le carenze possono avere conseguenze gravi, e talvolta devastanti, sulla sicurezza dei pazienti».