Il farmacista prescrittore dovrebbe debuttare su scala nazionale nelle farmacie di comunità inglesi già da ottobre, con l’estensione di Pharmacy First e del servizio per la contraccezione. A indicare la data è Janet Morrison, amministratore delegato di Community Pharmacy England (Cpe), intervenuta il 25 settembre al Westminster Health Forum. Anche se, avverte il sindacato delle farmacie, restano da sciogliere nodi importanti, a partire dalle risorse economiche e dall’adeguatezza dei sistemi informatici.
La novità rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione della farmacia inglese. L’«independent prescriber» è un farmacista abilitato a prescrivere autonomamente, senza la preventiva autorizzazione di un medico. La figura esiste nel Regno Unito dal 2006, ma finora richiedeva una specifica formazione post-laurea. Da questo settembre, invece, i farmacisti formati secondo i nuovi standard entrano nel registro professionale già con l’abilitazione alla prescrizione.
Nelle farmacie del territorio, però, l’autorizzazione non equivale a una facoltà generalizzata di prescrivere nell’ambito del servizio Nhs. Il nuovo modello nazionale inserisce il farmacista prescrittore in percorsi clinici definiti. Potrà prescrivere nei sette percorsi già previsti da Pharmacy First, sostituendo il meccanismo delle Patient Group Directions (Pgd), ossia i protocolli che oggi consentono di fornire determinati medicinali senza ricetta individuale del medico, e nel Pharmacy Contraception Service. A questi si aggiungono cinque nuovi percorsi: otite esterna acuta nell’adulto, rinite allergica stagionale nei bambini di 4-11 anni, acne lieve-moderata nei giovani, emicrania episodica a bassa frequenza negli adulti di 18-64 anni e infezioni lievi di cute e tessuti molli/scabbia. Sarà inoltre possibile modificare una prescrizione preesistente in determinate circostanze, per esempio in caso di carenza del medicinale o errore clinico e sulla base di accordi con il prescrittore originario.
La ricetta sarà una vera prescrizione Nhs, generata attraverso il sistema Electronic Prescription Service (Eps) e firmata digitalmente dal farmacista prescrittore. Il fatto che la prescrizione nasca durante una consultazione in farmacia non significa quindi che farmaco prescritto e dispensazione coincidano giuridicamente: sono due atti distinti. Nell’operatività di Pharmacy First, tuttavia, il modello è costruito proprio per consentire al paziente di completare in farmacia il percorso di cura, dalla valutazione clinica all’eventuale fornitura del medicinale, senza dover tornare dal medico di medicina generale.
La partenza sarà comunque graduale. Morrison ha ricordato che oggi soltanto il 20% circa delle farmacie dispone di un independent prescriber e ha invitato i titolari a valutare attentamente l’adesione. Il timore di Cpe è che i finanziamenti non siano sufficienti a sostenere l’aumento di carico di lavoro e responsabilità. Il contratto 2026/27 prevede per le farmacie aderenti 500 sterline (circa 585 euro) una tantum per l’avvio, 525 sterline (circa 613 euro) mensili per infrastruttura e governance e, per Pharmacy First, 17 sterline (circa 20 euro) per consultazione.
Dubbi analoghi arrivano dalla National Pharmacy Association, che il 24 settembre ha pubblicato un framework sulle condizioni necessarie: remunerazione strutturale, percorsi clinici e invii chiaramente definiti, accesso adeguato ai dati sanitari e comunicazione con i medici di medicina generale. Anche la Pharmacists’ Defence Association chiede organici sufficienti e tempo protetto per valutazione clinica, decisione prescrittiva, registrazione, comunicazione e follow-up. Un passaggio decisivo, dunque, non soltanto per ampliare le competenze del farmacista inglese, ma per capire se la prescrizione potrà diventare una componente ordinaria e sostenibile dell’attività della farmacia territoriale.