Fa discutere, in Germania, la nuova campagna della Kbv (Kassenärztliche bundesvereinigung, l’Associazione dei medici convenzionati) per la vaccinazione antinfluenzale. Da locandine e stampati, infatti, emerge netto l’invito a fare affidamento a un «professionista». E per professionista si intende chiaramente il medico, dato che lo slogan principale raccomanda di vaccinarsi «non in un posto qualsiasi ma qui (cioè nello studio del medico, ndr)».
Non solo, come osserva la rivista tedesca Apotheke Adhoc, negli stampati le farmacie non vengono mai citate, cosa che rafforza il sospetto che l’obiettivo sia quello di orientare gli assicurati verso gli studi medici per l’antinfluenzale e le altre vaccinazioni.
La campagna prenderà ufficialmente il via il 1° ottobre negli spazi pubblici e sui social media. Sono previsti diversi messaggi ma il senso è sempre lo stesso: «La vaccinazione protegge. Anche l’esperienza», «Gli ambulatori hanno esperienza nelle vaccinazioni». Il senso è che l’ambulatorio dovrebbe restare il primo riferimento per gli assicurati che intendono vaccinarsi contro l’influenza o altre malattie infettive. La Kbv ricorda che ogni anno i medici tedeschi somministrano milioni di vaccini e insiste sul fatto che la prestazione non si esaurisce nell’iniezione: comprende l’anamnesi vaccinale, l’informazione al paziente e la verifica dell’eventuale presenza di malattie acute o controindicazioni. Tra i materiali predisposti figura anche un documento specifico sull’antinfluenzale destinato a medici e personale degli studi.
Il riferimento alle farmacie, però, diventa assai meno subliminale se la campagna viene letta alla luce delle dichiarazioni diffuse dalla stessa Kbv pochi giorni prima, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza del paziente. Il 17 settembre il consiglio direttivo dell’associazione aveva affermato esplicitamente che «vaccinare è compito degli studi medici», contestando l’ampliamento delle competenze delle farmacie previsto dalla riforma del settore. La Kbv aveva criticato anche l’esecuzione di test diagnostici in farmacia, sostenendo che questi servizi «to-go» non offrirebbero le stesse garanzie assicurate dalla conoscenza della storia clinica del paziente da parte del medico.