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Francia, gli esperti: dopo test rapidi in farmacia follow up per i pazienti

8 Gennaio 2026

La presa in carico dei pazienti affetti da patologie di bassa complessità da parte delle farmacie francesi potrebbe allargarsi sul fronte del follow-up. Il comitato tecnico e il Consiglio strategico per l’innovazione in sanità (organismo consultivo che affianca il ministero della Salute nelle politiche di innovazione del sistema sanitario) hanno infatti espresso parere favorevole al passaggio a regime dei test diagnostici rapidi in farmacia (i cosiddetti Trod), con la raccomandazione che il farmacista ricontatti via telefono dopo qualche girono i pazienti sottoposti a test per infezione streptococcica e cistite non complicata.

Il parere, reso pubblico dal ministero della Salute ma datato 24 dicembre, invita rivalutare la disposizione che oggi impedisce alle farmacie di conservare i riferimenti telefonici dei pazienti sottoposti a Trod, una misura che era stata adottata quando il Ministero dette il via libera ai test rapidi in farmacia. Secondo gli esperti di comitato tecnico e Consiglio stratetgico, il contatto telefonico del farmacista nei tre giorni successivi all’esecuzione del test rappresenta un elemento qualificante del servizio e andrebbe istituito e generalizzato.

La raccomandazione poggia sui risultati della sperimentazione OSyS, che al 31 dicembre 2024 aveva coinvolto 8.775 triage in farmacia. In questo contesto il follow-up telefonico era parte integrante dei protocolli applicati a diverse condizioni cliniche – dalle ferite semplici alle punture di zecca, dalle congiuntiviti alle ustioni di primo grado – e costituiva l’ultima azione prevista dagli algoritmi decisionali utilizzati dal farmacista al banco per orientare il paziente verso l’autogestione, la visita dal medico o il ricorso al pronto soccorso.

I tempi di richiamo variavano in base al problema affrontato: da un giorno per disturbi urinari come la pollachiuria o per le ferite semplici, fino a sette giorni per le ustioni. Nel caso delle punture di zecca erano previsti due contatti, uno a tre giorni e uno a trenta giorni. Non a caso, la remunerazione del triage era subordinata all’effettiva realizzazione del richiamo. Il rapporto finale di valutazione sottolinea che «quando il paziente non migliorava nonostante avesse seguito le raccomandazioni ricevute, veniva sistematicamente orientato verso il medico curante o le urgenze, in linea con gli algoritmi decisionali».

I dati di adesione confermano la fattibilità del modello: il 76,1% dei pazienti è stato effettivamente ricontattato nei giorni successivi, mentre il 21,4% non è risultato raggiungibile e solo il 2,5% si è opposto al richiamo. Con l’eccezione delle punture di zecca, il contatto è avvenuto mediamente 2,1 giorni dopo il triage. «Questi richiami sono molto apprezzati dai pazienti, perché danno l’impressione di essere realmente seguiti», evidenzia il rapporto, aggiungendo che, anche quando non rispondono al telefono, «la maggior parte richiama o si presenta spontaneamente in farmacia». Un aspetto che viene giudicato rassicurante anche dai professionisti coinvolti.

Sul valore del follow-up insiste anche la Haute Autorité de santé, chiamata ora a validare gli alberi decisionali: nel suo parere favorevole richiama esplicitamente «l’importanza di questo contatto telefonico». Un’indicazione che, se recepita, potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo clinico delle farmacie francesi e offrire spunti di riflessione anche per il dibattito italiano sulla presa in carico e la continuità assistenziale in farmacia.