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In Francia è bufera sulla gestione di tre ordini sanitari, farmacisti incluso

2 Aprile 2026

Una tegola giudiziaria si abbatte sugli ordini professionali sanitari francesi, farmacisti compresi. Il ministero della Salute ha infatti reso noto che un’indagine dell’Inspection générale des finances (Igf) ha rilevato «irregolarità nella gestione finanziaria» che riguardano, oltre all’Ordine dei farmacisti, anche quelli dei medici e degli odontoiatri, aprendo la strada a verifiche e possibili conseguenze sul piano giudiziario e amministrativo.

Secondo quanto riferisce Le Quotidien du pharmacien, l’inchiesta metterebbe in evidenza una serie di criticità, che nel caso dell’Ordine dei farmacisti consisterebbero in indennità e rimborsi non adeguatamente giustificati, livelli di spesa elevati e insufficientemente controllati, debolezze nel governo territoriale delle risorse e del patrimonio, oltre a violazioni delle regole sugli appalti pubblici.

Ma è soprattutto sul versante delle funzioni disciplinari che emergerebbero le contestazioni più pesanti. Nel comunicato ministeriale si parla esplicitamente di «défaillances majeures», vale a dire carenze gravi nell’esercizio dei compiti di vigilanza e sanzione: segnalazioni e condanne penali, anche per fatti di particolare gravità, che non avrebbero ricevuto un seguito adeguato oppure sarebbero state trattate con ritardi incompatibili con le esigenze di tutela dei pazienti e dei professionisti. «In alcuni casi» sottolinea il documento «l’assenza di reazione o la debolezza delle sanzioni adottate si traduce in una rottura con gli obblighi fondamentali che incombono sugli ordini».

Interpellato dalla stampa professionale, il Conseil national de l’Ordre des pharmaciens ha fatto sapere di «non disporre di alcun elemento riguardante un eventuale coinvolgimento della Procura della Repubblica di Parigi» e di non essere quindi «in grado di fornire commenti» sulla vicenda, mantenendo per ora una posizione prudente in attesa di sviluppi ufficiali.

Il quadro è però ancora più delicato per quanto riguarda l’Ordine dipartimentale dei medici di Parigi, per il quale – sempre secondo le informazioni diffuse dal ministero – l’Igf avrebbe già trasmesso gli atti alla Procura. Una procedura che potrebbe arrivare fino allo scioglimento, ipotesi sulla quale la ministra della Salute Stéphanie Rist ha chiesto verifiche al Consiglio nazionale dei medici, con l’eventuale coinvolgimento dell’Agenzia regionale di sanità dell’Île-de-France per l’adozione del provvedimento.

Le irregolarità erano state anticipate nelle scorse settimane anche dalla stampa generalista francese e ora trovano conferma nelle verifiche ispettive. Per correre ai ripari, il Ministero ha annunciato l’avvio di un piano d’azione sotto la regia congiunta dell’Inspection générale des affaires sociales (Igas) e dei servizi ministeriali, con l’obiettivo di garantire «una totale trasparenza delle pratiche finanziarie», assicurare «un trattamento sistematico, rapido e tracciabile delle segnalazioni» e rendere effettive le procedure disciplinari e le relative sanzioni.

Le prime misure dovrebbero produrre risultati «tangibili e verificabili» già a partire dal mese di maggio e saranno inizialmente applicate ai tre ordini finiti sotto indagine, per poi essere estese all’insieme degli ordini delle professioni sanitarie. Nel mirino degli ispettori non ci sono soltanto le strutture nazionali ma anche i livelli territoriali, segno di una revisione che si annuncia profonda.

«I fatti emersi sono gravi. Richiedono risposte immediate e una trasformazione strutturale. La giustizia è stata attivata, sono state prese decisioni e andremo fino in fondo per garantire che gli ordini professionali assolvano pienamente alla loro missione di tutela dei pazienti e dei professionisti», conclude il ministero.

Una vicenda che, al di là dei confini francesi, riporta al centro il tema della governance e della trasparenza degli ordini professionali, chiamati a coniugare funzioni di rappresentanza e di controllo in un equilibrio che, quando si incrina, espone l’intero sistema a rischi reputazionali e istituzionali.