Le farmacie di comunità come presidio della sanità territoriale, con un ruolo crescente nella prevenzione, nelle vaccinazioni e nei servizi di prossimità. È il tema al centro del convegno “Farmacia dei servizi. Il futuro delle vaccinazioni è già qui”, organizzato il 14 maggio a Bologna da Motore Sanità nell’ambito di un roadshow nazionale dedicato all’evoluzione della farmacia dei servizi. L’iniziativa ha posto l’attenzione sulle novità introdotte dall’articolo 60 del decreto Semplificazioni, in vigore dal dicembre 2025, che ha rafforzato il quadro normativo relativo all’erogazione dei servizi sanitari in farmacia, introducendo standard di accreditamento uniformi e consolidando il ruolo del farmacista vaccinatore.
Nel corso del confronto è stato più volte richiamato il tema dell’accessibilità ai servizi vaccinali e della capillarità della rete delle farmacie, considerate sempre più come punto di accesso al Servizio sanitario nazionale soprattutto per i servizi a bassa complessità e per le aree interne. Il roadshow promosso da Motore Sanità prevede nove appuntamenti regionali e punta a evidenziare il contributo delle farmacie nelle campagne vaccinali contro influenza, Covid-19, pneumococco, Herpes zoster e papillomavirus umano. Secondo i dati richiamati durante l’evento, oggi soltanto circa cinquemila farmacie, pari a un quarto del totale nazionale, effettuano vaccinazioni.
Tra gli interventi, Elisa Sangiorgi, dirigente del Settore Assistenza farmaceutica della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, aziende sanitarie e farmacie per sostenere il sistema sanitario regionale. «Il messaggio più importante di questo convegno è quello della condivisione tra diversi attori verso un fine comune che è la salute pubblica», ha dichiarato, evidenziando come le farmacie possano contribuire ad alleggerire il carico del servizio sanitario attraverso l’erogazione di servizi di prossimità e attività preventive.
Secondo Sangiorgi, la rete delle farmacie rappresenta oggi un punto di accesso rilevante soprattutto per i cittadini residenti nelle aree meno servite. «L’idea è che la farmacia possa fungere da punto d’accesso e punto di servizio», ha spiegato, richiamando anche il tema della sostenibilità economica del sistema sanitario pubblico. La dirigente regionale ha inoltre indicato tra le prospettive di sviluppo il rafforzamento dell’attività vaccinale e l’estensione dei servizi di telemedicina sul territorio, ricordando che in Emilia-Romagna operano 1.411 farmacie già integrate nella rete regionale anche attraverso la distribuzione per conto.
Sul fronte delle rappresentanze di categoria, Achille Gallina Toschi, presidente di Federfarma Emilia-Romagna, ha rimarcato come l’esperienza delle vaccinazioni abbia reso evidente la trasformazione della farmacia di comunità. «In Emilia-Romagna oggi oltre il 30% delle farmacie è accreditato per la somministrazione dei vaccini» ha ricordato, aggiungendo che la campagna antinfluenzale appena conclusa ha superato le trentamila somministrazioni effettuate nelle farmacie regionali. Secondo Gallina Toschi, il rapporto quotidiano con i cittadini resta il principale elemento distintivo della farmacia dei servizi e costituisce la base per ampliare ulteriormente le attività di prevenzione, screening e monitoraggio dei pazienti cronici.
Nel dibattito è intervenuto anche Giuseppe Diegoli, responsabile del Settore Prevenzione collettiva e sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna, che ha definito le farmacie «punti forza per promuovere la salute al cittadino», grazie alla loro diffusione territoriale e alla possibilità di intercettare fasce ampie della popolazione. Diegoli ha ricordato il contributo delle farmacie negli screening e nelle vaccinazioni contro influenza e Covid-19, evidenziando però alcune criticità organizzative legate ai vaccini che prevedono cicli a più dosi. Tra le ipotesi in valutazione, anche l’estensione alle farmacie del richiamo antidifterite-tetano. Più prudente invece la posizione sull’utilizzo di test diagnostici in autosomministrazione per le infezioni, rispetto ai quali la Regione ritiene necessari ulteriori approfondimenti, soprattutto per le possibili implicazioni sulla gestione delle terapie e sul contrasto all’antimicrobico-resistenza.