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Contratto dipendenti, nuova rottura: confederali minacciano un altro sciopero

5 Febbraio 2026

Giusto il tempo di ripartire e incappa già in una nuova rottura la trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale dei dipendenti di farmacia. È l’esito dell’incontro che ieri ha rimesso attorno al tavolo negoziale Federfarma e sindacati confederali (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) dopo oltre sei mesi di stallo e uno sciopero generale, quello del 6 novembre scorso.

Alla controparte Federfarma ha presentato una nuova proposta che include un aumento complessivo di 220 euro mensili, composto da una quota base (130 euro) comune a tutti i livelli tabellari, una quota aggiuntiva (70 euro) a riconoscimento della qualifica di farmacista e infine 20 euro a garanzia dell’avvio delle contrattazioni regionali.

In aggiunta la proposta del sindacato titolari – come recita un comunicato diffuso ieri da Federfarma – mette sul tavolo «misure volte a valorizzare la professionalità dei collaboratori e a migliorarne la qualità della vita», misure che unite alla proposta economica rappresentano «un ulteriore passo avanti teso ad andare incontro alle richieste avanzate dai Sindacati». In particolare, fanno parte del pacchetto proposto dalla Federazione l’integrazione al 100% da parte del datore di lavoro del trattamento previsto durante il congedo di maternità obbligatorio, il riconoscimento di 8 ore retribuite per la formazione Ecm in orario di lavoro, l’aumento dal 10% al 15% dell’indennità di reperibilità e dal 25% al 35% della maggiorazione riconosciuta per il lavoro supplementare.

Negativa la risposta dei confederali, che in una nota stampa giudicano la proposta di Federfarma «deludente e distante dalle esigenze reali di chi lavora nelle farmacie private», perché mette sul tavolo solo 130 euro di aumento da riparametrare in base ai livelli e, per i farmacisti, altri 70 euro, anche questi da riparametrare.

Di conseguenza, «le organizzazioni sindacali sono costrette a dare continuità alla mobilitazione attivata nei mesi scorsi», con un percorso che prevede fin da subito «la convocazione di un’assemblea nazionale per il 17 febbraio, l’avvio di una campagna di comunicazione, assemblee territoriali e la valutazione congiunta di ulteriori iniziative di sciopero da definire nelle prossime settimane».