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Dataroom su gliflozine, che cosa c’è dietro la querelle sulla spesa

28 Febbraio 2026

Continua a far discutere, tanto tra i farmacisti quanto tra esperti e addetti ai lavori, il servizio che la rubrica del Corsera Dataroom ha dedicato lunedì scorso ai numeri della spesa farmaceutica Ssn e ai due temi strettamente correlati, nuova remunerazione delle farmacie e riclassificazioni (ultima quella delle gliflozine). Pressoché unanimi le critiche, che puntano il dito sui numerosi errori compiuti dagli autori dell’articolo nei conteggi e nelle stime (e dunque anche nell’identificazione delle responsabilità).

Quello che invece ancora manca, forse, è un ragionamento sul percorso che ha portato a quel servizio. Difficile infatti non individuare una relazione tra l’uscita del Corsera di lunedì scorso e la riunione del Tavolo tecnico che soltanto una decina di giorni prima aveva esaminato i conti dell’Aifa sulla riclassificazione delle gliflozine, dai quali emergevano risparmi per 9,2 milioni di euro in tre mesi (da settembre a novembre). Davanti a questi numeri, qualcuno dei tecnici regionali che erano presenti a quella riunione aveva sollevato obiezioni e perplessità.

È evidente dunque che da quella seduta non sono usciti tutti convinti ed è forte il sospetto che i numeri su cui Dataroom ha costruito il proprio servizio provengano da qualche assessorato regionale. Se così fosse, è opportuno chiedersi quale sia il messaggio che si cela dietro a questa vicenda e perché alcune regioni siano così preoccupate dall’aumento della spesa farmaceutica convenzionata nonostante questa stessa spesa rimanga sotto il proprio tetto.

Per capire è sufficiente recuperare l’ultimo report dell’Aifa (gennaio settembre 2025) e mettere a confronto qualche cifra. Prendiamo il caso dell’Emilia Romagna, che tutto sommato avrebbe anche ragione a preoccuparsi per la riclassificazione delle gliflozine dato che le stime del Tavolo tecnico dicono che è l’unica a registrare un “lievissimo” incremento di spesa (appena 90mila euro tra settembre e novembre). È noto che l’Emilia Romagna è quella che più comprime la spesa farmaceutica convenzionata, al punto che la sua incidenza sul totale si ferma ad appena il 5,14% (a fronte del 6,28% nazionale e di un tetto del 6,80%). Sarebbe dunque la meno legittimata a temere sfondamenti per un marginale incremento della convenzionata, se non fosse che ciò che risparmia in questo canale serve per sgravare il passivo proveniente dall’altro canale di spesa, quello per gli acquisti diretti.

 

Regione Sfondamento acquisti diretti Quota a carico (=50%) Avanzo su spesa convenzionata Risultato
Emilia Romagna -348.971.486 -174.485.743 +127.887.155 -46.598.588
Toscana -237.904.807 -118.952.404 +91.743.743 -27.208.661
Veneto -224.120.974 -112.060.487 +132.670.456 +20.609.969
Piemonte -202.486.077 -101.243.039 +85.360.290 -15.882.749

Fonte: elaborazione FPress da dati Aifa, Spesa farmaceutica gennaio-settembre 2025

 

La tabella chiarisce: nei primi nove mesi dell’anno l’Emilia Romagna registra sulla spesa per acquisti diretti un “rosso” di quasi 349 milioni di euro; per legge, metà dello sfondamento è a carico dell’industria farmaceutica, quindi la spesa da ripianare scende a 174 milioni di euro. Attenzione però: nella spesa convenzionata (quella che passa dalle farmacie) l’Emilia Romagna realizza un avanzo pari a quasi 128 milioni di euro, proprio grazie a quel pesante contenimento di cui si diceva. Grazie a queste risorse che le restano in cassa, la Regione riesce così a ridurre a meno di 47 milioni lo sfondamento effettivo sulla spesa farmaceutica totale.

Per dirla semplice, l’Emilia Romagna alleggerisce il “buco” sulla spesa per acquisti diretti facendo la cresta sulla spesa convenzionata. E non lo fa soltanto lei: tra le altre si possono citare Toscana, Piemonte e soprattutto Veneto, che addirittura riesce ad azzerare lo sfondamento degli acquisti diretti e realizzare un piccolo avanzo (20 milioni appena). Ovviamente, nessuna di queste considera un costo il tempo perso dai pazienti per recarsi due volte in farmacia o fare la spola con le farmacie ospedaliere.

Diventa allora chiaro perché alcune Regioni siano tanto terrorizzate dalle riclassificazioni e dall’idea che la spesa convenzionata possa crescere pur senza sfondare: si ridurrebbe l’avanzo da travasare negli acquisti diretti e il giochetto salterebbe. È lo stesso motivo per cui, più di un anno fa, la Regione Toscana aveva impugnato davanti al Tar la delibera dell’Aifa che aveva varato la prima riclassificazione da Pht a convenzionata, quella delle gliptine. Di quel ricorso non si è più avuta notizia, ma è il segnale che il confronto rimane particolarmente caldo.