Sono 279 i farmaci di classe A interessati dal provvedimento con cui l’8 gennaio scorso l’Aifa ha ridotto del 5% il prezzo al pubblico di poco più di 400 medicinali rimborsati dal Ssn, due terzi circa classificati nel canale della distribuzione territoriale e gli altri in quello dell’ospedaliera. La misura, come spiega la stessa Agenzia sul proprio sito, discende dall’articolo 1, comma 365, della legge 199/2025 (ossia la Manovra 2026), che ha tolto alle aziende farmaceutiche la possibilità di convertire il payback in vigore dal 2007 per gli sfondamenti di spesa – consistente in una riduzione del 5% sui prezzi al pubblico – in un versamento diretto alle Regioni.
Erano parecchie le aziende che ricorrevano all’opzione, in primo luogo per evitare che i ribassi creassero disparità nei listini internazionali e alimentassero il parallel trade. Da quest’anno invece non c’è alternativa alla riduzione di prezzo e la novità costringe a fare quattro conti anche farmacie e distributori intermedi. I nuovi prezzi riportati dalla determina dell’Aifa, infatti, si applicano retroattivamente dal primo gennaio (anche se il provvedimento è uscito una settimana dopo), dunque sono interessati anche i prodotti che le imprese della filiera hanno acquistato prima della fine del 2025 e risultano in giacenza.
Nei caso dei grossisti, la stima della perdita è veloce (come detto, i 400 prodotti interessati hanno visto calare il prezzo di vendita del 5%); per le farmacie invece l’operazione è un po’ più complicata perché con la nuova remunerazione il taglio va a incidere in modo diretto sulla quota marginale (6% del prezzo al pubblico), sulle quote fisse invece occorre verificare se il nuovo prezzo comporta uno slittamento di fascia (che, lo ricordiamo, prevedono una quota fissa di 0,55 euro per ogni confezione con prezzo al pubblico non superiore a 4 euro, una quota fissa di 1,66 euro per ogni confezione con prezzo tra 4,01 e 11 euro e una quota fissa di 2,50 euro per ogni confezione con prezzo superiore a 11 euro).
A quanto risulta, nei giorni scorsi qualche distributore aveva già cominciato a contattare le aziende produttrici per chiedere se potessero farsi carico della riduzione di prezzo, ma le prime risposte risulterebbero negative.