L’ennesima evoluzione della farmacia dei servizi? No, piuttosto una vera e propria proposta di riorganizzazione dei sistemi sanitari che parte dal territorio e dalle farmacie di comunità come infrastruttura di base. È “Farmacia 2040”, il progetto del Pgeu (Pharmaceutical Group of the European Union, l’associazione che rappresenta ordini e sindacati dei farmacisti di 33 Paesi europei) che emerge dal position paper pubblicato ieri a Bruxelles e accompagnato da un report di sedici pagine che prova a tradurre in un quadro operativo l’esperienza maturata negli ultimi anni, dalla pandemia alla crisi delle carenze di farmaci.
Il punto di partenza è una constatazione: le 200 mila farmacie europee e i circa 500 mila farmacisti che vi lavorano costituiscono «l’elemento più ampiamente distribuito dell’assistenza primaria» nel continente, con oltre 500 milioni di cittadini serviti e orari di apertura che vanno ben oltre quelli della medicina generale. Per il Pgeu questa rete non è solo un canale di dispensazione, ma un vero e proprio asset di resilienza dei sistemi sanitari, capace di reggere shock demografici, sanitari e geopolitici.
Il documento insiste molto su un punto: la farmacia del 2040 non dovrà arricchire soltanto i suoi contenuti “clinici”, ma anche quelli “strategici” sul piano della sicurezza sanitaria. Nella visione Pgeu, le farmacie dovrebbero essere formalmente integrate nei piani di “preparedness” nazionali ed europei, con compiti definiti nella gestione delle scorte di medicinali essenziali, nella sorveglianza delle malattie e nel triage di prima linea in caso di emergenze, fino alla distribuzione di vaccini, antivirali e dispositivi di protezione individuale.
Non si tratta di un richiamo generico all’esperienza del Covid, ma della richiesta esplicita di una collocazione delle farmacie all’interno delle architetture di risposta alle crisi, con formazione obbligatoria dei farmacisti su protocolli di emergenza, logistica e contrasto alla disinformazione.
Un altro passaggio poco valorizzato riguarda il ruolo delle farmacie nella gestione attiva delle carenze. Il report ricorda che oggi i farmacisti europei spendono in media un terzo del loro tempo a cercare alternative ai medicinali mancanti, un’attività che sottrae risorse all’assistenza diretta ai pazienti. Da qui la proposta di dotare le farmacie di strumenti di previsione e di gestione predittiva delle scorte, basati su piattaforme digitali e intelligenza artificiale, capaci di anticipare i picchi di domanda e prevenire le interruzioni di fornitura. È un tassello che collega la visione clinica a quella industriale e logistica, e che implicitamente chiama in causa anche i distributori e le autorità regolatorie.
Sul fronte dell’ampliamento delle competenze, il Pgeu spinge oltre il perimetro consolidato di vaccinazioni e screening. La “Farmacia 2040” immagina farmacisti in grado di prescrivere entro protocolli definiti, di interpretare test diagnostici rapidi, di aggiustare terapie croniche in collaborazione con i medici e di entrare nell’era della medicina personalizzata attraverso la consulenza farmacogenomica e il monitoraggio di biomarcatori in tempo reale. In questo quadro, la farmacia diventa il luogo dove prevenzione, diagnosi e terapia si intrecciano nella quotidianità, soprattutto nelle aree rurali o socialmente svantaggiate, dove altri servizi sanitari sono scarsi.
Centrale nel report è anche il capitolo sulle risorse umane. Il Pgeu parla apertamente di una crisi di sostenibilità della professione, che al 2040 potrà essere superata solo con investimenti coordinati su retribuzioni, carriere e formazione, includendo mobilità transfrontaliera, mentoring e aggiornamento continuo. La digitalizzazione, in questa visione, non è una minaccia ma una leva per liberare tempo clinico: accesso alle cartelle cliniche elettroniche, sistemi di e-prescription e strumenti di supporto decisionale basati su AI dovrebbero consentire al farmacista di dedicare più energie alla relazione con il paziente, non alla burocrazia.
Infine, il Pgeu introduce un elemento che raramente entra nel dibattito sulla farmacia dei servizi: la sostenibilità ambientale. La farmacia del futuro dovrà farsi carico della riduzione degli sprechi, della corretta gestione dei medicinali inutilizzati o scaduti e di scelte di approvvigionamento più “verdi”, inserendo la dimensione ecologica tra le responsabilità professionali.
A tenere insieme tutti questi tasselli è il nodo economico. Il Pgeu chiede modelli di remunerazione che riconoscano «il pieno valore» dei servizi di farmacia, legando i compensi agli esiti, alla prevenzione e alla qualità dell’assistenza, così da sostenere gli investimenti in personale, tecnologia e sostenibilità. È un messaggio che va oltre la rivendicazione di nuove tariffe e si configura come una proposta di riforma dei meccanismi di finanziamento dell’assistenza primaria.
In sintesi, più che una lista di servizi aggiuntivi, la Vision 2040 del Pgeu propone un cambio di paradigma: la farmacia come infrastruttura diffusa di sanità pubblica, capace di tenere insieme prossimità, digitale, sicurezza delle forniture e resilienza ai shock. Una traiettoria che interpella direttamente anche il dibattito italiano sulla farmacia dei servizi, spostandolo dal tema delle singole prestazioni a quello, più ambizioso, del ruolo sistemico della farmacia nel Servizio sanitario.