Farmaceutica ancora una volta protagonista, ma non da sola. Gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale di novembre segnalano una ripresa diffusa del manifatturiero italiano e, tra i comparti che contribuiscono in modo più evidente al miglioramento, l’industria del farmaco si conferma uno dei traini principali. È un segnale rilevante anche per la farmacia territoriale: quando la filiera produttiva cresce, infatti, tende a rafforzarsi l’intero sistema che porta i medicinali sul mercato, con ricadute su disponibilità dei prodotti, capacità di investimento e dinamiche competitive.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, l’indice della produzione industriale mostra a novembre un aumento dell’1,5% rispetto al mese precedente e un +1,4% su base annua, al netto degli effetti di calendario. In questo quadro, il dato più robusto resta quello della farmaceutica, che registra un balzo dell’8,7%, nettamente superiore alla media generale. A contribuire alla crescita, seppur con intensità minore, anche altri settori come elettronica, macchinari e metallurgia, mentre continua a pesare in negativo la filiera dei mezzi di trasporto (-3,1%), penalizzata soprattutto dal comparto auto (-7,6%). In frenata anche la chimica, che perde quasi tre punti, e in calo di circa un punto risulta l’alimentare; tessile e abbigliamento restano sostanzialmente fermi.
La lettura di medio periodo, tuttavia, resta più prudente. Il bilancio degli undici mesi migliora ma continua a essere negativo (-0,5%) e, con la sola rilevazione di dicembre ancora da acquisire, appare probabile che anche il 2025 possa chiudersi con un arretramento della produzione manifatturiera per il terzo anno consecutivo, dopo il -2% del 2023 e il -4% del 2024, sempre secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore. L’indice destagionalizzato si colloca a 94,8, circa cinque punti sotto i livelli medi del 2021, a conferma di una ripresa che procede, ma su una base ancora più debole rispetto ai riferimenti pre-crisi energetica e geopolitica.
Per il settore farmacia, il dato del farmaco assume un peso particolare perché si inserisce in un contesto di domanda interna non sempre brillante e di export che tende a diventare selettivo. Il Sole 24 Ore evidenzia infatti che, sul fronte delle vendite internazionali, i mercati extra-Ue a novembre mostrano un segno negativo (-3,3%), riducendo la crescita degli undici mesi a soli due punti percentuali. Nel complesso dei primi dieci mesi (dato totale, comprensivo anche dell’Europa), l’avanzamento dell’export è del 3,4%, ma tale progresso risulta «quasi interamente ascrivibile» a un unico comparto: la farmaceutica, che cresce del 34%. Al contrario, in altri settori manifatturieri – dalla chimica al tessile-abbigliamento, dalla gomma-plastica fino a macchinari, elettronica e autovetture – si registrano condizioni di stagnazione o riduzione dei valori.
Il quadro resta dunque a doppia velocità: da un lato una manifattura che fatica a recuperare pienamente i livelli del 2021, dall’altro la farmaceutica che continua a offrire un contributo decisivo sia sul fronte produttivo sia su quello commerciale. Un elemento che merita attenzione anche da parte dei farmacisti, perché la solidità dell’industria del farmaco non è solo un indicatore macroeconomico: è una leva strutturale per la tenuta della catena di approvvigionamento e per la capacità del sistema sanitario di mantenere elevati standard di continuità assistenziale.
In prospettiva, un fattore chiave per la manifattura italiana sarà l’andamento della Germania. Il Sole 24 Ore ricorda che il Pil tedesco 2025 è stimato in crescita dello 0,2%, valore vicino alla stagnazione, e che la produzione industriale di novembre segna un +0,8% sia su base mensile sia annua, sostenuta in particolare dal comparto auto. Anche qui, tuttavia, i livelli restano distanti dai riferimenti del 2021 e il saldo degli undici mesi risulta ancora negativo (-1,2%). La lettura è chiara: la ripresa può consolidarsi, ma resta condizionata da equilibri fragili e da filiere industriali che procedono con velocità diverse.