Circa un farmacista su tre ha subito un’aggressione da parte di pazienti o clienti nell’arco degli ultimi dodici mesi. È quanto riporta l’edizione 2025 della Relazione sulle attività dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, pubblicata ieri dal ministero della Salute, che dedica alcune pagine anche alla situazione della professione farmaceutica sulla base di una rilevazione promossa dalla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi).
La Relazione raccoglie e integra diverse fonti informative – dalle segnalazioni regionali agli infortuni Inail fino alle survey delle federazioni professionali – con l’obiettivo di monitorare il fenomeno delle aggressioni ai danni degli operatori sanitari e socio-sanitari. Per quanto riguarda i farmacisti, i dati arrivano da una survey che la Fofi ha rilanciato nel 2025 attraverso gli Ordini provinciali, invitando tutti gli iscritti a segnalare eventuali episodi di violenza subiti nello svolgimento dell’attività professionale.
Al questionario hanno risposto 1.021 farmacisti su un totale di oltre 103mila iscritti agli Ordini professionali. Di questi, 339 – pari appunto al 33% del campione – dichiarano di avere subito almeno un’aggressione negli ultimi dodici mesi, talvolta anche più di una. Si tratta di un dato che conferma la crescente esposizione della professione a comportamenti aggressivi da parte dell’utenza, in linea con quanto segnalato negli ultimi anni da diversi osservatori del settore sanitario.
Il profilo delle vittime mostra alcune caratteristiche ricorrenti. Il 70% dei farmacisti che hanno segnalato aggressioni è rappresentato da donne, a conferma di un fenomeno che colpisce in misura prevalente la componente femminile della professione. Anche il contesto lavorativo appare piuttosto definito: l’87% delle aggressioni è stato infatti denunciato da farmacisti che operano sul territorio, in farmacia o in parafarmacia, cioè nei contesti più direttamente esposti al contatto quotidiano con il pubblico.
La distribuzione anagrafica dei rispondenti indica una presenza significativa di professionisti nelle fasce centrali della carriera: tra coloro che hanno partecipato alla survey si contano 262 farmacisti tra i 40 e i 49 anni, 245 tra i 30 e i 39 anni e 217 tra i 50 e i 59 anni, mentre 222 hanno più di 60 anni. La rilevazione mostra inoltre una forte presenza del lavoro nel settore privato, che raccoglie quasi la metà dei partecipanti, seguito dal privato accreditato e dal settore pubblico.
Quanto alla tipologia delle aggressioni, il quadro appare piuttosto netto. La stragrande maggioranza degli episodi segnalati è di tipo verbale: circa l’83% dei farmacisti che hanno subito violenze riferisce insulti, minacce o comportamenti intimidatori. Le aggressioni fisiche risultano invece più contenute, anche se comunque presenti, mentre una quota minore riguarda danni o comportamenti contro la proprietà.
Anche il profilo degli aggressori non lascia molti dubbi: nella grande maggioranza dei casi si tratta di utenti o pazienti, seguiti a distanza da parenti o caregiver; molto più limitata è invece la quota di episodi attribuiti a estranei. Le aggressioni avvengono prevalentemente nei luoghi di lavoro aperti al pubblico, con una forte concentrazione nelle farmacie territoriali.
I dati sui farmacisti si inseriscono nel più ampio monitoraggio delle violenze nei confronti degli operatori sanitari realizzato dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (Onseps), organismo istituito dalla legge 113 del 2020 presso il ministero della Salute. L’Osservatorio ha il compito di raccogliere e analizzare le segnalazioni provenienti da Regioni, Ordini professionali, Inail e altre istituzioni, promuovere studi sul fenomeno e proporre misure di prevenzione per rafforzare la sicurezza degli operatori nei luoghi di lavoro.