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Cceps, approvato dal governo il ddl di riforma. Le principali novità

2 Aprile 2026

Due sezioni giudicanti, magistrati del Consiglio di Stato in cabina di regia e un processo modellato su quello amministrativo, con tempi certi e digitalizzazione obbligatoria: è su questi assi che si muove il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri per riformare la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo giurisdizionale speciale che decide sui ricorsi relativi alla vita professionale di medici, farmacisti, infermieri e degli altri iscritti agli Ordini. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’arretrato accumulato negli anni e rendere più rapido e prevedibile il contenzioso disciplinare e ordinistico.

La prima novità riguarda la struttura: la Commissione viene articolata in due sezioni, superando il modello monocamerale. Ciascuna sezione sarà composta da due magistrati amministrativi con qualifica di consigliere di Stato – anche in quiescenza da non più di due anni – affiancati da un componente del Consiglio superiore di sanità e da rappresentanti delle Federazioni degli Ordini. La presidenza spetta al magistrato con maggiore anzianità. I membri restano in carica quattro anni, rinnovabili una sola volta. È prevista inoltre la possibilità di riunioni in seduta plenaria per le questioni di carattere generale, con quorum rafforzati e rappresentanza di tutte le professioni.

Sul piano delle competenze, il ddl non introduce rivoluzioni ma opera una sistematizzazione. Viene codificata la giurisdizione esclusiva della Cceps sui ricorsi disciplinari, sui dinieghi o silenzi degli Ordini in materia di iscrizione e cancellazione, sulle elezioni ordinistiche e sull’ottemperanza alle proprie decisioni. Resta inoltre la competenza disciplinare interna nei confronti dei componenti degli organi nazionali.

Il cuore della riforma è però nel nuovo processo, esplicitamente ispirato al codice del processo amministrativo. Il ricorso deve essere notificato entro trenta giorni e depositato nei quindici successivi; sono dettagliati, a pena di inammissibilità, i requisiti formali dell’atto introduttivo. L’effetto sospensivo non è automatico, ma lo diventa nei casi di impugnazione di provvedimenti disciplinari o di cancellazione accompagnati da istanza cautelare, salvo eccezioni legate a condanne penali gravi.

Vengono introdotti istituti tipici del contenzioso amministrativo: procedimento cautelare, istruttoria anche d’ufficio, decisione in forma semplificata già in sede cautelare quando il contraddittorio è completo. Una leva, quest’ultima, destinata ad avere impatto immediato sui tempi, perché consente di chiudere rapidamente i ricorsi meno complessi, che costituiscono la quota prevalente del contenzioso.

Anche la gestione delle udienze viene razionalizzata: calendarizzazione annuale, udienza cautelare dopo almeno quindici giorni dal deposito e decisione di merito dopo ottanta giorni. Le udienze restano non pubbliche e le decisioni sono adottate a maggioranza, con voto decisivo del presidente in caso di parità.

Un passaggio di rilievo operativo è la digitalizzazione integrale del processo: il deposito di atti e documenti avverrà esclusivamente via posta elettronica certificata e le decisioni saranno pubblicate con modalità telematiche, in attesa delle regole tecniche attuative. Si tratta di un cambiamento che avvicina la Cceps agli standard della giustizia amministrativa e che dovrebbe contribuire a ridurre tempi e inefficienze.

Il ddl interviene poi su alcune fattispecie critiche. In caso di cancellazione volontaria dall’albo durante un procedimento disciplinare, il procedimento prosegue e l’eventuale sanzione viene comunque irrogata, con effetti anche in caso di reiscrizione. Viene disciplinato il ricorso contro il silenzio degli Ordini, con possibilità di decisione semplificata e nomina di un commissario ad acta, e il giudizio di ottemperanza, con poteri rafforzati per garantire l’esecuzione delle decisioni.

Tra le disposizioni finali spicca l’introduzione del contributo unificato di 500 euro per i nuovi ricorsi, una novità assoluta per la Cceps, finora gratuita, che punta a scoraggiare il contenzioso pretestuoso e ad allineare la Commissione agli altri riti. Per i procedimenti pendenti restano applicabili le vecchie regole, mentre l’attuale Commissione continuerà a operare fino alla nomina della nuova.