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Formazione universitaria, via libera al d.lgs: farmacisti più clinici e digitali

31 Gennaio 2026

Più spazio alla farmacia clinica, alla sanità pubblica e alle tecnologie digitali, con un rafforzamento esplicito della collaborazione interprofessionale. Sono alcune delle principali novità che riguardano la formazione universitaria dei farmacisti contenute nel decreto legislativo approvato ieri in via definitiva dal Consiglio dei ministri, che aggiorna i requisiti minimi di formazione per diverse professioni sanitarie in recepimento della direttiva europea 2024/782.

Il provvedimento interviene sul decreto legislativo 206 del 2007, testo di riferimento per il riconoscimento delle qualifiche professionali, adeguando i percorsi formativi alle evoluzioni della pratica sanitaria e alle nuove esigenze di presa in carico dei pazienti. Accanto a infermieri e odontoiatri, una parte rilevante del decreto riguarda appunto la figura del farmacista, il cui profilo viene aggiornato per riflettere un ruolo sempre più integrato nel sistema sanitario.

Nel nuovo articolo 50, che sostituisce il precedente comma dedicato alla formazione, viene confermato l’impianto tradizionale degli studi – centrato su chimica, tecnologia e controllo dei medicinali – ma viene ampliato l’insieme delle competenze richieste. Restano pilastri della formazione la conoscenza dei medicinali e delle sostanze impiegate per la loro produzione, la tecnologia farmaceutica e il controllo fisico, chimico, biologico e microbiologico dei farmaci, così come la conoscenza del metabolismo, degli effetti dei medicinali e dell’azione delle sostanze tossiche.

Rispetto all’impianto attuale, però, il decreto esplicita e rafforza alcuni ambiti che negli ultimi anni sono diventati centrali nella pratica professionale. In particolare:

– viene riconosciuto un ruolo strutturale alla farmacia clinica e all’assistenza farmaceutica, con un richiamo esplicito anche alle competenze applicative, segno dell’evoluzione del farmacista da figura prevalentemente distributiva a professionista coinvolto nel percorso terapeutico del paziente;

– entrano in modo esplicito tra gli obiettivi formativi le competenze di sanità pubblica e la capacità di comprendere l’impatto delle politiche sanitarie sulla promozione della salute e sulla gestione delle malattie, tema sempre più rilevante anche per la farmacia territoriale;

– viene valorizzata la collaborazione interdisciplinare e la pratica interprofessionale, insieme alle competenze comunicative, in linea con il modello delle cure territoriali integrate e con lo sviluppo della farmacia dei servizi;

– viene infine richiesto un livello adeguato di conoscenza delle tecnologie dell’informazione e della digitalizzazione, con riferimento alla loro applicazione pratica, aspetto che riflette la crescente centralità di ricetta elettronica, fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e servizi digitali in farmacia.

Le modifiche non si limitano alla definizione generale delle competenze, ma si riflettono anche nell’aggiornamento dei programmi di studio universitari, attraverso la revisione dell’allegato V del decreto 206. Nel nuovo elenco delle materie compaiono in modo più strutturato, accanto alle discipline di base, insegnamenti come farmacia clinica, assistenza farmaceutica, farmacia sociale, sanità pubblica ed epidemiologia, pratica professionale e farmacoeconomia, confermando un orientamento più vicino alle esigenze operative del sistema sanitario e della farmacia territoriale.

Sul piano attuativo, il decreto prevede una clausola di invarianza finanziaria: le nuove disposizioni dovranno essere applicate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse già disponibili. La decorrenza è fissata al giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da cui partirà l’adeguamento dei percorsi formativi universitari ai nuovi standard europei.