Incrementare le misure di custodia dei farmaci stupefacenti e introdurre procedure rigorose e uniformi per il passaggio di consegne tra gli operatori. È quanto dice all’Ansa Arturo Cavaliere, presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), all’indomani dell’ispezione disposta dal ministero della Salute all’ospedale Israelitico di Roma, dove nei giorni scorsi sono state rubate 80 fiale di fentanyl dalla cassaforte della farmacia ospedaliera. Un episodio che continua a far emergere criticità organizzative e di sicurezza e che ha già spinto il ministero a rafforzare i controlli sull’intera filiera dei medicinali soggetti alla normativa sugli stupefacenti.
Le verifiche ministeriali, durate oltre sei ore, si sono concentrate soprattutto sulle modalità di custodia dei medicinali e sull’organizzazione interna della farmacia ospedaliera. Gli ispettori hanno incontrato il direttore generale, il direttore sanitario e diversi dipendenti della struttura, al termine di un’attività che confluirà in una relazione destinata al ministro della Salute Orazio Schillaci. Dal ministero, tuttavia, viene mantenuto il massimo riserbo e non trovano conferma le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su presunte irregolarità emerse durante l’ispezione.
Parallelamente prosegue l’inchiesta della Procura di Roma, affidata ai carabinieri del Nas, chiamati a chiarire come sia stato possibile sottrarre gli oppioidi sintetici da una cassaforte che non presentava segni di effrazione. Tra gli aspetti ancora da chiarire figurano l’assenza di un sistema di videosorveglianza, le modalità di gestione della chiave della cassaforte, utilizzata da più operatori, e i timori relativi a un possibile mancato aggiornamento dei registri di carico e scarico degli stupefacenti.
«È necessario rafforzare le misure di custodia» osserva Cavaliere. «A ciò va affiancata una procedura standardizzata che disciplini in modo rigoroso il passaggio di consegne tra gli operatori in base ai turni, per garantire continuità nella custodia e piena tracciabilità delle responsabilità». Un intervento che si aggiunge alla circolare emanata dal ministero della Salute subito dopo la scoperta del furto, con la quale sono stati disposti controlli più stringenti e annunciata la convocazione di un tavolo tecnico con anestesisti e farmacisti ospedalieri.
Il caso dell’Israelitico riporta l’attenzione su un fenomeno che negli ultimi anni si è ridimensionato ma non è scomparso. Secondo il “Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria 2025”, nel 2024 si sono registrati in Italia oltre 1.490 furti nelle farmacie territoriali, in prevalenza finalizzati all’appropriazione di medicinali ad alta rivendibilità e prodotti cosmetici. Il trend nazionale è in diminuzione, ma Campania e Lazio continuano a rappresentare le aree più colpite. Tra gli episodi più recenti figurano l’assalto, nel giugno scorso, a un tir carico di medicinali da banco nei pressi di Cerignola e il furto, nel settembre 2025, di farmaci oncologici sperimentali e anticorpi monoclonali del valore di circa 800 mila euro dall’Istituto Pascale di Napoli.
Negli ultimi tredici anni, tuttavia, il sistema italiano di contrasto al crimine farmaceutico ha compiuto passi significativi. «Fino a tredici anni fa si registravano due o tre episodi di furto di farmaci alla settimana» ricorda Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio Carenze, qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). «Oggi siamo il Paese più avanzato nel contrasto a questo tipo di criminalità grazie alla banca dati MediTheft, introdotta nel 2013, che ha reso l’Italia il primo Paese europeo dotato di uno strumento specifico di monitoraggio».
Di Giorgio ricorda inoltre che la tracciabilità del farmaco è operativa nel nostro Paese già dal 2001 e che il modello italiano è stato successivamente adottato anche da altri Stati. Nel 2014, aggiunge, l’operazione internazionale “Vulcano” ha consentito di interrompere uno dei principali canali di riciclaggio dei medicinali rubati verso altri Paesi europei. Restano però differenze nell’applicazione delle misure di sicurezza: «Negli ospedali disponiamo delle linee guida PadLock, elaborate insieme alla Sifo per la custodia dei medicinali, ma non sono ancora applicate in modo uniforme».
Quanto agli obiettivi dei furti, il dirigente Aifa distingue due fenomeni. Da un lato vi sono le sottrazioni di farmaci oncologici ad alto costo, destinati all’esportazione illegale soprattutto verso Paesi del Medio Oriente; dall’altro continuano a verificarsi furti di quantitativi più contenuti destinati al mercato nero nazionale, che riguardano soprattutto steroidi e altri medicinali facilmente rivendibili. Anche per questo il caso del fentanyl rubato all’Israelitico viene considerato con particolare attenzione dalle autorità, chiamate non solo ad accertare eventuali responsabilità ma anche a verificare se le procedure di sicurezza previste siano state applicate correttamente.