attualita

Stada Health Report 2026: tra gli europei crescono i consensi per l’AI in sanità

7 Luglio 2026

Sistemi sanitari sotto crescente pressione, cittadini in cerca di maggiore autonomia e un’AI sempre più presente. Sono gli elementi della fotografia che arriva dall’edizione 2026 dello Stada Health Report, l’indagine annuale con cui il gruppo farmaceutico tedesco analizza percezioni, comportamenti e aspettative dei cittadini nei confronti dei sistemi sanitari. Se da un lato permane un diffuso malcontento per le difficoltà di accesso alle cure, dall’altro si rafforza la propensione all’automedicazione e aumenta rapidamente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che però gli europei continuano a considerare uno strumento di supporto e non un sostituto del rapporto con medici e farmacisti.

Il quadro dipinto dal Report evidenzia innanzitutto il perdurare delle criticità che interessano i sistemi sanitari del continente. La soddisfazione complessiva resta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno: soltanto il 56% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell’assistenza sanitaria del proprio Paese, contro il 58% rilevato nel 2025, confermando una fase di sostanziale stagnazione dopo il calo registrato nel periodo successivo alla pandemia.

Tra i problemi ritenuti più urgenti spicca la carenza di personale sanitario, indicata dal 67% degli intervistati come la principale causa dei lunghi tempi di attesa. Seguono l’aumento delle patologie croniche (56%), la crescita dei disturbi mentali (53%) e le difficoltà di accesso a cure economicamente sostenibili, considerate una preoccupazione dal 43% del campione. Non sorprende quindi che, chiamati a indicare la prima misura da adottare se fossero ministro della Salute, il 58% degli europei scelga di aumentare il numero degli operatori sanitari per ridurre le liste d’attesa, mentre il 49% darebbe priorità al rafforzamento dell’assistenza primaria.

Di fronte a sistemi sanitari percepiti come sempre più sotto pressione, gli europei mostrano però una crescente capacità di gestire direttamente la propria salute. Il 78% ritiene infatti di possedere conoscenze e strumenti sufficienti per prendersi cura di sé e ben il 94% ricorre all’automedicazione almeno per alcuni disturbi. Parallelamente cresce l’impiego di tecnologie per il monitoraggio personale: l’85% utilizza almeno un dispositivo, dai fitness tracker agli strumenti per la misurazione domiciliare di pressione, glicemia o altri parametri clinici.

L’altra grande novità dell’edizione 2026 riguarda la diffusione dell’intelligenza artificiale. Secondo il Report, la tecnologia ha ormai superato la fase sperimentale ed è entrata nella pratica quotidiana: il 55% degli europei dichiara di utilizzarla già in qualche forma per la propria salute e l’82% si dice aperto a un suo impiego nell’assistenza sanitaria. Il 43% sarebbe disposto a condividere la propria cartella clinica con sistemi di IA per migliorare diagnosi, prevenzione o trattamenti, mentre quasi un cittadino su due (49%) afferma di fidarsi, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi formulata dall’intelligenza artificiale.

Questa apertura, tuttavia, non si traduce in una delega completa alle macchine. Lo studio evidenzia infatti che la fiducia continua ad avere un volto umano. Il medico di medicina generale rimane il principale punto di riferimento per il 77% degli intervistati e i farmacisti occupano il secondo posto con il 57%, confermando il ruolo centrale della farmacia come presidio sanitario di prossimità.

Anche le attività che gli europei sarebbero disposti ad affidare all’IA riflettono questa impostazione. La maggiore disponibilità riguarda i compiti amministrativi e organizzativi, come la gestione degli appuntamenti e dei follow-up, indicata dal 50% del campione. Seguono il supporto alla documentazione delle visite e il monitoraggio delle patologie croniche, entrambi citati dal 36% degli intervistati. Al contrario, emergono forti perplessità rispetto a un’assistenza completamente automatizzata: il 38% teme una riduzione del contatto umano con gli operatori sanitari e il 35% ritiene che possa peggiorare la qualità della comunicazione con medici e farmacisti.

Più che sostituire le professioni sanitarie, dunque, l’intelligenza artificiale sembra destinata a modificarne le funzioni. Il 41% degli europei si aspetta un aumento delle consulenze digitali e a distanza, il 30% ritiene che medici e farmacisti diventeranno ancora più importanti come interlocutori affidabili e il 26% immagina un loro ruolo crescente nell’interpretazione delle informazioni sanitarie prodotte dalle tecnologie digitali. Soltanto un intervistato su cinque prevede invece una diminuzione della loro importanza.

«Il dibattito sui pazienti consapevoli e autonomi sta accelerando e l’intelligenza artificiale sta imprimendo a questa evoluzione una velocità senza precedenti», osserva il ceo di Stada, Peter Goldschmidt. «Gli europei non sono più semplicemente pazienti in attesa, ma partecipanti attivi che combinano iniziativa personale, strumenti digitali e consulenza professionale». E, conclude, proprio le farmacie sono destinate a svolgere un ruolo sempre più strategico in questo scenario: grazie alla loro capillarità e accessibilità potranno evolvere in hub capaci di integrare competenze umane, rapidità di risposta e potenzialità offerte dagli strumenti digitali, senza rinunciare a quel rapporto di fiducia che continua a rappresentare il principale punto di riferimento per i cittadini.