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Schillaci a Radio Anch’io: Case di comunità “terza gamba” del Ssn

2 Luglio 2026

Le Case di comunità come “terza gamba” del Servizio sanitario nazionale, accanto ai medici di medicina generale e agli ospedali, per portare cure e assistenza più vicino ai cittadini e alleggerire progressivamente il carico su pronto soccorso e reparti ospedalieri. È il ruolo che il ministro della Salute, Orazio Schillaci ha delineato durante un’intervista a Radio Anch’io, ribadendo che il nuovo modello di assistenza territoriale rappresenta uno dei cardini della riforma finanziata con il Pnrr.

Secondo il ministro, le Case di comunità incarnano «una nuova visione della sanità» che mette al centro il territorio e la prossimità ai pazienti. Nelle strutture saranno concentrati i principali servizi di assistenza primaria, le visite specialistiche per bisogni di salute non urgenti, le attività infermieristiche – dalle medicazioni alle terapie fino al monitoraggio dei parametri clinici – oltre ai programmi di screening e prevenzione. L’obiettivo, ha spiegato Schillaci, è costruire una sanità «più vicina ai cittadini» e capace non soltanto di curare, ma soprattutto di prendersi carico delle persone.

Il rafforzamento della rete territoriale, ha osservato il ministro, consentirà anche di superare una delle principali criticità emerse durante la pandemia di covid-19: l’eccessiva concentrazione dell’assistenza sugli ospedali. Le nuove strutture, infatti, dovrebbero intercettare una quota crescente di bisogni sanitari che oggi finiscono per gravare impropriamente sui pronto soccorso, contribuendo così a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere.

Schillaci ha poi assicurato che il Governo è «in linea con i target previsti» dal Pnrr per la realizzazione delle Case di comunità e sta completando con le Regioni gli ultimi adempimenti amministrativi necessari al raggiungimento degli obiettivi concordati con l’Unione europea. «C’è stato veramente un grande lavoro di tutti», ha commentato, ricordando che le nuove strutture entreranno a pieno titolo nella rete del Servizio sanitario nazionale.

Tra gli elementi ritenuti decisivi per il funzionamento del nuovo modello, il ministro ha richiamato il recente accordo nazionale con i medici di medicina generale, destinati a operare all’interno delle Case di comunità insieme a infermieri e operatori sociosanitari. Il ministero, ha aggiunto, sta valutando anche il coinvolgimento volontario dei medici ospedalieri, mentre è allo studio la predisposizione di un elenco nazionale delle Case di comunità e dei servizi disponibili, così da consentire ai cittadini di individuare facilmente la struttura di riferimento più vicina.

Infine, Schillaci ha riconosciuto che l’attuazione del progetto procede con velocità differenti sul territorio nazionale, ma ha ribadito che l’obiettivo resta quello di garantire gli stessi livelli di assistenza in tutte le Regioni. Proprio in quest’ottica, ha osservato, l’accordo nazionale sui medici di medicina generale punta a creare condizioni omogenee su tutto il territorio, contribuendo a ridurre gli storici divari tra Nord e Sud nell’accesso ai servizi sanitari. «È un esempio virtuoso di collaborazione tra Stato e Regioni», ha concluso il ministro, «per assicurare a tutti i cittadini gli stessi diritti, indipendentemente dal luogo in cui vivono».