La conoscenza dei farmaci equivalenti arretra proprio tra le generazioni più giovani, mentre cresce il ricorso all’intelligenza artificiale e alle informazioni reperite online per gestire i piccoli disturbi di salute. È uno dei messaggi più significativi che emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio Swg sulla propensione degli italiani ad acquistare e utilizzare i farmaci equivalenti, realizzato su un campione di 2.509 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana e presentato al ministero della Salute in occasione della conclusione della sesta edizione della campagna IoEquivalgo, promossa da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di Egualia, in collaborazione con Federfarma e Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi). L’indagine è stata condotta tra il 22 aprile e il 7 maggio 2026.
Il dato che più richiama l’attenzione riguarda la Gen Z. Se nel complesso il 70% degli italiani dichiara di conoscere bene i farmaci equivalenti, tra i giovani la quota scende al 50%, in calo rispetto al 53% rilevato nel 2024. All’estremo opposto si collocano i Baby boomers, tra i quali la conoscenza dichiarata raggiunge il 79%. Un segnale che, secondo Cittadinanzattiva, conferma la necessità di rafforzare le attività di informazione e alfabetizzazione sanitaria rivolte alle fasce più giovani della popolazione.
L’indagine mostra infatti come il rapporto delle nuove generazioni con la salute stia cambiando rapidamente. Davanti ai piccoli malesseri cresce il ricorso alle fonti digitali: il 10% degli italiani cerca rimedi su Internet e l’8% dichiara di essersi rivolto a un sistema di intelligenza artificiale, percentuale che sale al 15% tra i giovani. Parallelamente aumenta anche l’utilizzo dei farmaci da banco, mentre il farmacista consolida il proprio ruolo di riferimento, consultato dal 13% degli intervistati, tre punti percentuali in più rispetto alla rilevazione del 2024.
Sul fronte della fiducia, i professionisti sanitari continuano comunque a rappresentare il principale punto di riferimento quando si parla di equivalenti. Il 94% degli intervistati ritiene che i medici di medicina generale li conoscano bene e il 91% attribuisce la stessa competenza ai farmacisti, confermando il ruolo centrale della farmacia nel favorire una scelta informata al momento della dispensazione.
Permangono però convinzioni non sempre consolidate sulle caratteristiche di questi medicinali. Un terzo degli italiani (33%) si dichiara pienamente convinto che farmaci equivalenti e di marca abbiano la stessa efficacia terapeutica, mentre il 42% si dice abbastanza d’accordo. Allo stesso tempo, rispetto alle precedenti rilevazioni emerge un lieve arretramento della fiducia: cresce infatti la preferenza per il brand dettata dall’abitudine e aumentano i dubbi sull’affidabilità degli equivalenti in diverse categorie terapeutiche, dagli antidolorifici agli antibiotici fino ai medicinali per i disturbi gastrointestinali.
Una tendenza che si riflette anche nelle intenzioni di acquisto. A parità di prezzo, il 45% degli italiani sceglierebbe il farmaco equivalente, ma aumenta la quota di chi preferirebbe comunque il medicinale di marca. Un orientamento che continua ad avere conseguenze economiche rilevanti: secondo il Centro studi di Egualia, nel 2025 i cittadini hanno versato oltre un miliardo di euro di differenziale di prezzo per ritirare il farmaco branded invece dell’equivalente rimborsabile.
Per invertire questa tendenza, Cittadinanzattiva propone un insieme di interventi che partono proprio dalle nuove generazioni: campagne istituzionali sui canali digitali e social, percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università e un rafforzamento della formazione dei professionisti sanitari sulle competenze comunicative, così da contrastare i pregiudizi ancora diffusi e accrescere la fiducia nei farmaci equivalenti. La campagna IoEquivalgo, giunta alla sesta edizione, si inserisce in questo percorso e negli ultimi anni ha coinvolto cittadini e studenti con iniziative organizzate in piazze e atenei, affiancate da strumenti informativi digitali e da un percorso di formazione dedicato ai farmacisti, con l’obiettivo di promuovere un uso più consapevole degli equivalenti e contribuire alla sostenibilità della spesa farmaceutica.