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Elezioni nazionali, sette Federfarma allo sciopero del voto

4 Giugno 2020

Scatta lo sciopero del voto per sette rappresentanze territoriali di Federfarma (sei province, Belluno, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Isernia e L’Aquila, e una regione, il Molise) e dei loro 13 delegati, che non parteciperanno all’assemblea elettorale indetta dalla Federazione per l’11 giugno. Lo ufficializza una nota diffusa ieri dalle sei organizzazioni, che puntano il dito contro la fretta con cui è stata organizzata la consultazione: «A detta della dirigenza nazionale servirebbe a evitare al sindacato l’esercizio provvisorio» scrivono le sette rappresentanze «in un momento in cui sarebbe invece necessario avere piena disponibilità di cassa per fronteggiare la gravissima crisi economica in atto. Ma chi ci crede?».

In realtà, è l’accusa che viene rivolta ai vertici nazionali, il modo in cui è stata gestita l’organizzazione delle elezioni è soltanto l’ultima espressione di una gestione «verticistica» della politica sindacale, «in una sorta di crescendo ad escludendum di ogni forma di pensiero autonomo proveniente dalle Regioni e dalle Provincie non omologate». D’altronde, ricordano le sette Federfarma, in Consiglio di presidenza sono rappresentate soltanto nove regioni su ventuno, «e i rumors di questi giorni sulla prossima composizione del Consiglio di presidenza ne darebbero due – Lazio e Lombardia – con un paio di candidati ciascuna». Risultato, «oggi due-tre regioni potrebbero governare i destini dell’intera categoria, mentre per la presidenza del Sunifar si parla di una candidatura molto vicino agli ambienti delle parafarmacie».

Anziché imporre alle elezioni del sindacato nazionale un’accelerazione «autoritaria», prosegue la nota, sarebbe stato invece più proficuo introdurre nella Federazione «nuovi meccanismi di rappresentanza, che siano davvero capaci di coinvolgere tutte le regioni d’Italia, azzerando così questo centralismo da “cerchio magico”». Le sette associazioni, quindi, non sono disponibili «a sacrificare i nostri ideali di libertà e partecipazione sull’altare di una finta emergenza, che di vero e concreto ha solo l’ansia della dirigenza di mantenere ben salde nelle proprie mani le chiavi della cassaforte. E’ quindi per questo che non abbiamo intenzione di partecipare ad elezioni false perché condizionate, come troppo spesso sta succedendo ai giorni nostri. L’emergenza vera è lontana dalle stanze romane ed è quella che stanno vivendo da soli i farmacisti, senza un supporto adeguato dalla Federazione che pure tante risorse assorbe dai territori».