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Farmacia dei servizi, dubbi anche da medici ospedalieri e tecnici sanitari

24 Aprile 2024

Si allarga, nel mondo medico, il novero delle sigle che esprimono perplessità per l’accordo sulla telemedicina siglato nelle settimane scorse da Regione Piemonte e farmacie. Dopo Smi e Snami, due sindacati della medicina di famiglia, è ora l’Anaao-Assomed, l’organizzazione che rappresenta la dirigenza medica del Ssn, ad avanzare dubbi: in particolare, il dito è puntato sulla disposizione che autorizza la farmacia a eseguire ecg e holter a distanza senza impegnativa del medico, sulla base di una semplice valutazione del paziente. «Eseguire esami senza indicazione clinica» scrive l’Anaao-Assomed Piemonte in una lettera alla stampa locale «è il massimo amplificatore di ulteriori esami, perché dove manca l’appropriatezza prescrittiva si generano ulteriori inappropriatezze. Un holter eseguito senza motivazione clinica e senza conoscere il paziente e i suoi sintomi indurrà molto probabilmente la richiesta di una visita cardiologica e un nuovo ecocardiogramma, poiché qualche anomalia elettrocardiografica è frequente. Si allungheranno ulteriormente le liste d’attesa o si foraggerà il privato puro. Davvero il medico può essere sostituto da una valutazione algoritmica del rischio fatta in farmacia?».

Obiezioni sullo stesso tema – ma con l’indice puntato non sull’accordo piemontese, bensì sul ddl Semplificazioni approvato nelle settimane scorse dal Governo – anche dalla Federazione nazionale degli Ordini tecnici sanitari radiologia medica e professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp): «Sono del tutto condivisibili le finalità che il legislatore intende perseguire» scrive in una nota la Federazione «soprattutto nei piccoli centri, la possibilità per i cittadini di usufruire di una serie di servizi è uno degli aspetti certamente positivi della norma».

Tuttavia, avverte l’associazione professionale, sussistono anche alcune «possibili criticità»: nella fase pre-analitica del prelievo, per cominciare, «è necessario il rispetto degli standard universalmente riconosciuti», mentre nella successiva fase analitica «solo la conoscenza dei processi e la corretta gestione dei controlli di qualità da parte dei professionisti di laboratorio può garantire affidabilità e precisione dei dati acquisiti». Da non sottovalutare, poi, «neppure la fase di refertazione dei risultati, dove è necessario garantire al cittadino una chiara e corretta comunicazione soprattutto nei casi in cui siano emersi valori critici».

Non solo: per la Federazione lascia perplessi anche la possibilità che gli esami siano consegnati «attraverso uno scontrino privo di firma del clinico, saltando la fase di validazione tecnica che è la sintesi di competenze analitiche, conoscenze biochimiche, biologiche e di capacità comunicative proprie del professionista Tecnico sanitario di laboratorio medico, al quale spetta anche la verifica dell’attendibilità dei risultati oltre all’assunzione di responsabilità nei confronti della persona che riceve i risultati e o referto».

Allo stato attuale, ricorda ancora la Federazione, i test eseguiti nelle farmacie sono paragonabili agli esami eseguiti in autotest. «Per ogni esame sarà invece necessario utilizzare specifica strumentazione nel rispetto degli standard e delle metodiche in grado di garantire la qualità del parametro analizzato» perché il Poct (Point of care testing) «risulta inadeguato se la finalità è la diagnosi. Per questo motivo è necessaria la corretta gestione di questi dispositivi anche per evitare le potenziali conseguenze derivanti dall’uso di risultati non attendibili». Né va trascurato il tema dell’accreditamento della farmacia dei servizi al pari di un laboratorio privato convenzionato, implicando specifici requisiti nei confronti dell’accreditamento istituzionale, ossia dal punto di vista dei locali e delle attrezzature, sia dal punto di vista delle competenze certificate che devono essere possedute dal personale che esegue i test analitici».

L’auspicio, conclude la Fno Tsrm e Pstrp, «è che nel corso dell’iter parlamentare del ddl le succitate criticità possano essere spunto per un’attenta riflessione e contribuiscano a migliorare i contenuti della norma nell’esclusivo interesse della popolazione e a tutela della loro salute».