Nei primi undici mesi del 2025 la spesa farmaceutica convenzionata – ossia quella che il Ssn sostiene per i medicinali dispensati dalle farmacie in regime rimborsato – ha toccato i 7,7 miliardi di euro, in crescita di circa 300 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024 ma sotto di circa 500 milioni al tetto assegnato. È la fotografia scattata dal report con cui l’Aifa ha aggiornato numeri e andamento della spesa farmaceutica pubblica a pochi giorni dall’ultima inchiesta di Dataroom (la rubrica del Corriere della Sera curata da Milena Gabanelli) sulla remunerazione delle farmacie.
I dati, in sintesi, confermano il trend già delineato nei mesi precedenti: la spesa per i farmaci distribuiti nel canale convenzionato cresce rispetto all’anno precedente, ma resta nell’alveo del budget assegnato(in proporzione al Fondo sanitario, il 6,40% del finanziamento totale a fronte di un tetto del 6,80%). Non si può dire lo stesso della spesa per acquisti diretti (ossia ospedaliera più diretta-dpc), che invece negli undici mesi arriva a sfiorare i 15 miliardi di euro, per un’incidenza sul Fsn del 12% a fronte di un tetto dell’8,30%.
Ovviamente, i numeri che sulla convenzionata esprimono le singole Regioni evidenziano andamenti nettamente eterogenei. In particolare, saltano all’occhio una volta di più le performance di Emilia Romagna, Veneto e Toscana, dove la spesa convenzionata continua a risultare pesantemente compressa nonostante da quasi due anni sia cambiata la remunerazione delle farmacie e siano state avviate due riclassificazioni (gliptine e gliflozine). Eclatanti nello specifico i numeri di Toscana ed Emilia Romagna, dove nel 2025 la spesa convenzionata risulta addirittura inferiore – in valori percentuali – a quella del 2024: il 5,41% tra gennaio e novembre rispetto al 5,44% dello stesso periodo dell’anno precedente in Toscana, il 5,16% rispetto al 5,25% in Emilia Romagna (rispetto a un tetto nazionale, vale la pena ricordarlo ancora, al 6,80%).

Il motivo per cui queste Regioni insistono a penalizzare così pesantemente la spesa convenzionata si rintraccia tra le pieghe dei numeri: grazie a questa compressione, Emilia Romagna e Toscana ricavano dalla spesa farmaceutica regionale un avanzo che sugli undici mesi ammonta rispettivamente a 154 e 108 milioni di euro, mentre per il Veneto vale 155 milioni. Che se ne fanno? Per capirlo basta andare a vedere di quanto sfondano le tre Regioni nella spesa per acuisti diretti: l’Emilia Romagna va in rosso di 448 milioni, la Toscana di quasi 310 milioni e il Veneto di quasi 300.

Tuttavia, poiché solo metà dello sfondamento è a loro carico (la metà restante è ripianata dall’industria), il reale negativo ammonta a 224 milioni per l’Emilia Romagna, a 155 milioni circa per la Toscana e a 150 milioni per il Veneto. Messi sul piatto i risparmi provenienti dalla convenzionata, le prime due Regioni riescono a ridurre drasticamente l’esposizione e il Veneto va addirittura in avanzo. Ed ecco subito spiegato perché a qualcuno vanno storte tutte le misure (dalla remunerazione alle riclassificazioni) che fanno saltare questo “giochetto”.