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Fenagifar, al via un tour in 11 università per riavvicinare i giovani alla farmacia

21 Ottobre 2026

Riavvicinare i giovani alla professione di farmacista, far conoscere le opportunità offerte dall’evoluzione della farmacia di comunità e, soprattutto, ascoltare aspettative e perplessità degli studenti. Sono gli obiettivi de «Il farmacista che verrà», l’iniziativa promossa da Fenagifar, la Federazione nazionale delle associazioni dei giovani farmacisti, che prenderà il via domani, 22 ottobre, dall’Università La Sapienza di Roma e farà tappa complessivamente in 11 atenei italiani. L’intento è quello di contrastare la progressiva perdita di attrattività della professione, che negli ultimi anni si è tradotta in un calo dei laureati e in una quota sempre più ridotta di neodottori disposti a lavorare in farmacia.

A fotografare il fenomeno sono i dati raccolti dalla stessa Fenagifar: nel 2010, a tre anni dalla laurea, il 72,8% dei farmacisti lavorava in farmacia, percentuale scesa al 66% nel 2020 e precipitata al 48,1% nelle rilevazioni più recenti. In sostanza, oggi meno di un laureato su due sceglie di esercitare in farmacia, preferendo spesso gli sbocchi offerti dall’industria farmaceutica o chimica. Parallelamente, si è assottigliato anche il numero dei laureati: dagli oltre 5mila di dieci anni fa si è passati ai circa 4mila dell’anno accademico 2023-2024, con una successiva risalita a 4.600 che tuttavia non appare sufficiente a soddisfare la domanda di personale delle farmacie.

Una tendenza che contrasta con l’ampliamento delle competenze professionali seguito alla pandemia, dalle vaccinazioni alla telemedicina, e con il consolidamento della farmacia dei servizi, per la quale la legge di Bilancio ha previsto uno stanziamento strutturale di 50 milioni di euro l’anno.

«Molti ragazzi percepiscono quello di farmacia come un percorso lungo e impegnativo, a fronte di sbocchi che conoscono poco o immaginano limitati» osserva Francesco Ferro Russo, presidente di Fenagifar. Tra le ragioni della disaffezione, aggiunge, figurano «il carico di lavoro e la difficile conciliazione con la vita privata, la percezione di scarse possibilità di crescita professionale e l’attesa per l’adeguamento contrattuale». A queste criticità si somma un’immagine della farmacia ancora troppo legata alla dispensazione del medicinale, che non restituisce la trasformazione in corso.

Da qui la scelta di portare il confronto direttamente nelle università, per raccogliere le aspettative degli studenti e illustrare le prospettive professionali connesse alle nuove competenze. Un confronto nel quale inevitabilmente entrerà anche il tema delle retribuzioni: secondo i dati Almalaurea richiamati nell’iniziativa, gli stipendi dei neolaureati si aggirano intorno ai 1.500 euro mensili, per salire a circa 1.700 euro dopo tre anni.