«Le Case di comunità rischiano di trasformarsi in semplici guardie mediche di lusso». È l’allarme lanciato dal presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), Filippo Anelli, in un’intervista a Quotidiano Sanità nella quale affronta le criticità del Servizio sanitario nazionale e, in particolare, le incognite che pesano sul futuro dell’assistenza territoriale. Il rischio, avverte, è che gli investimenti del Pnrr producano strutture nuove e tecnologicamente attrezzate, ma prive delle professionalità e dei servizi necessari per realizzare il modello previsto dalla riforma.
«Noi questo problema lo abbiamo posto fin dal 2021, subito dopo l’approvazione del Pnrr» ricorda Anelli. «Abbiamo detto una cosa molto semplice: va bene investire sulle infrastrutture, costruire le Case di comunità, gli Ospedali di comunità e rafforzare le reti territoriali. Ma quando facciamo un piano straordinario per le professioni?». A cinque anni di distanza, osserva il presidente della Fnomceo, una risposta adeguata non è ancora arrivata. E senza investimenti sul personale, aggiunge, gli obiettivi della riforma rischiano di rimanere sulla carta.
Il problema, secondo Anelli, non è soltanto quantitativo. Occorre innanzitutto definire i fabbisogni delle diverse professioni sanitarie e la loro organizzazione all’interno delle nuove strutture. Da questo punto di vista, il dm 77, che ha ridisegnato l’assistenza territoriale, «ha rappresentato un passaggio importante, ma su alcuni aspetti, soprattutto quelli relativi alla presenza dei professionisti, è rimasto troppo generico». Non basta, insomma, prevedere la presenza del medico: bisogna stabilire quali e quanti professionisti siano necessari e come debbano lavorare insieme.
A complicare il quadro è la situazione finanziaria delle Regioni. Se il divario tra finanziamenti e spesa sanitaria dovesse raggiungere gli 11 miliardi di euro indicati dalle valutazioni regionali, avverte Anelli, a pagare il prezzo dei tagli potrebbe essere soprattutto il territorio. Ridurre la spesa ospedaliera è infatti politicamente e socialmente difficile, mentre il potenziamento dei nuovi servizi territoriali rischia di essere sacrificato. Il risultato sarebbero Case di comunità prive di quella multidisciplinarietà che dovrebbe costituirne il tratto distintivo: «Sarebbe un’occasione persa enorme, soprattutto dopo tutti gli investimenti realizzati con il Pnrr».
Nell’intervista il presidente della Fnomceo affronta anche il tema dei rapporti tra professioni sanitarie, farmacisti compresi, e delle tensioni che periodicamente emergono quando si interviene sulla distribuzione delle competenze. Per Anelli, queste contrapposizioni sono soprattutto il risultato di un mancato governo del sistema: «Abbiamo una Consulta delle professioni sanitarie istituita da quattro anni che non si è mai riunita. Questo è il problema».
Nella pratica clinica, osserva, medici, infermieri e altri professionisti collaborano già quotidianamente, mentre le aree di sovrapposizione delle competenze rappresentano una parte limitata delle rispettive attività. Le polemiche nascono quando manca una sede istituzionale nella quale discutere e trovare mediazioni. «Se invece si lascia tutto all’autodeterminazione delle singole Federazioni, ciascuna tenderà inevitabilmente a rappresentare il proprio interesse». Non è quindi una sconfitta delle professioni, conclude Anelli, ma della politica, che non è riuscita a costruire un sistema capace di valorizzare le diverse competenze e risolvere i conflitti.