Sono già 230 milioni le persone che ogni settimana utilizzano strumenti di AI per cercare informazioni sulla salute e il 35% dei cittadini dichiara di consultarli prima ancora di rivolgersi a un medico. Sono due dei dati più significativi contenuti nel nuovo rapporto dell’Ocse sull’impiego dell’intelligenza artificiale in sanità, che danno la misura di una trasformazione destinata a investire anche la farmacia, a cominciare dal suo ruolo di primo presidio di consulenza e orientamento sanitario. Il fenomeno, avverte l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sta crescendo più rapidamente della capacità dei sistemi sanitari di governarlo, con opportunità rilevanti ma anche rischi per la sicurezza dei pazienti e l’affidabilità delle informazioni.
È in questo scenario che si inserisce l’Expert-Led Madrid Action Plan (El-Map), il piano in dieci punti presentato dall’Ocse nel rapporto pubblicato nei giorni scorsi, frutto della conferenza organizzata a Madrid il 28 e 29 maggio con il ministero della Salute spagnolo. All’incontro hanno partecipato 142 esperti di 34 Paesi e 35 organizzazioni internazionali, con l’obiettivo di individuare le condizioni necessarie per diffondere l’AI in sanità in modo efficace e sicuro. Le dieci azioni proposte si articolano in tre direttrici: costruire fiducia tra cittadini e professionisti, rafforzare infrastrutture e regole, sviluppare modelli economici sostenibili.
Per la farmacia, una delle implicazioni più immediate riguarda il rapporto con un paziente che arriva al banco sempre più spesso dopo aver già interrogato un sistema di AI su sintomi, diagnosi e trattamenti. Il rapporto sottolinea la necessità di migliorare le competenze digitali della popolazione, affinché questi strumenti siano utilizzati consapevolmente e senza sostituire il giudizio dei professionisti sanitari. Una prospettiva che attribuisce ulteriore importanza alla funzione di filtro e verifica svolta dal farmacista, chiamato a confrontarsi anche con informazioni generate da algoritmi, non sempre corrette o appropriate al caso individuale.
Un secondo ambito di interesse riguarda l’assistenza farmaceutica e la gestione delle terapie. Il piano propone di sviluppare applicazioni costruite sui bisogni effettivi dei pazienti, coinvolgendo nella progettazione gli operatori sanitari. In questa prospettiva, l’AI potrebbe contribuire al monitoraggio dell’aderenza terapeutica, all’individuazione dei pazienti a rischio e alla personalizzazione degli interventi, soprattutto nella gestione della cronicità e della multimorbilità. Si tratta di possibili sviluppi per la farmacia territoriale, non di applicazioni specificamente previste dal piano, che insiste invece sulla necessità di integrare gli strumenti nei percorsi assistenziali e di misurarne i risultati.
Centrale, a questo riguardo, è il tema dei dati. Secondo le stime richiamate dall’Ocse, fino al 97% delle informazioni sanitarie rimane inutilizzabile ai fini delle decisioni cliniche. La frammentazione delle banche dati e la scarsa interoperabilità ostacolano lo sviluppo di sistemi capaci di seguire il paziente lungo l’intero percorso di cura. Per l’assistenza farmaceutica, la possibilità di integrare in sicurezza prescrizioni, informazioni cliniche e dati sulle terapie rappresenterebbe una condizione essenziale per valorizzare il contributo della farmacia alla continuità assistenziale.
Il rapporto richiama inoltre la necessità di formare i professionisti e coinvolgerli direttamente nell’introduzione delle nuove tecnologie. Il 70% degli operatori sanitari interpellati non teme che l’AI possa sostituire il proprio lavoro, mentre il 72% è preoccupato che venga adottata senza consultarli. Da qui la proposta di programmi di aggiornamento, procedure di valutazione e sistemi di supervisione umana che chiariscano anche le responsabilità in caso di errore.
Le potenzialità si estendono naturalmente all’intera filiera del farmaco. L’Ocse segnala come l’AI stia già accelerando alcune fasi della ricerca farmaceutica, dall’identificazione dei bersagli terapeutici alla selezione delle molecole e alla progettazione degli studi clinici, con prospettive particolarmente interessanti per le malattie rare. Altre applicazioni riguardano la diagnostica per immagini, la prevenzione, la programmazione delle risorse sanitarie e l’automazione amministrativa.
Resta però aperta la questione dei benefici effettivi. L’Ocse stima che l’AI potrebbe aumentare del 6% la produttività sanitaria nell’arco di dieci anni, ma oltre il 90% dei dirigenti interpellati non rileva ancora miglioramenti misurabili. Il problema, osserva il rapporto, non è soltanto tecnologico: occorre riprogettare i processi assistenziali, evitare investimenti frammentati e valutare i risultati in termini di salute, anziché di semplice aumento delle prestazioni. Una distinzione particolarmente significativa anche per la farmacia dei servizi, dove il valore dell’innovazione dovrà misurarsi soprattutto sulla qualità dell’assistenza e sui benefici per i pazienti.