La completa dematerializzazione delle prescrizioni mediche, comprese le cosiddette ricette bianche a carico del cittadino, progredisce ma continua a scontare problemi di interoperabilità, differenze regionali e resistenze operative. A segnalarlo è AssoSoftware, l’associazione che rappresenta le aziende produttrici di software gestionale, secondo cui il passaggio alla prescrizione esclusivamente elettronica previsto dal 2025 rischia di tradursi in un mosaico di procedure diverse da territorio a territorio.
In una presa di posizione rilanciata da Adnkronos, l’associazione ricorda che la digitalizzazione della ricetta «non si limita a sostituire un foglio di carta con un codice digitale», ma punta a rafforzare il monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva, alimentare il Fascicolo sanitario elettronico e rendere più tracciabile il percorso che collega medico, paziente, farmacia e Servizio sanitario nazionale. Il problema, osserva AssoSoftware, riguarda soprattutto «l’ultimo miglio», cioè la concreta implementazione operativa demandata alle Regioni, che utilizzano infrastrutture e procedure non sempre omogenee.
Secondo l’associazione, il caso più critico è proprio quello della ricetta bianca elettronica, disciplinata a livello nazionale ma affidata, nella pratica, a una filiera articolata che coinvolge Sistema Tessera sanitaria, Fascicolo sanitario elettronico, Regioni, Asl, Ordini professionali, farmacie, medici di medicina generale e specialisti privati. In questo contesto rimangono aperti diversi “colli di bottiglia”: dall’abilitazione degli specialisti privati al Sistema Ts alla gestione delle anagrafiche, fino all’allineamento tra piattaforme regionali e nazionali e al coordinamento delle procedure operative.
Le criticità non sono nuove. Già nel 2022 diversi osservatori della sanità digitale avevano evidenziato come l’avvio della ricetta bianca dematerializzata procedesse a velocità diverse nelle varie regioni, con problemi di circolarità interregionale e medici impossibilitati a utilizzare le funzioni disponibili sul Sistema Tessera sanitaria pur essendo formalmente abilitatati. Anche gli Ordini dei medici hanno richiamato negli ultimi mesi l’attenzione sulla complessità del passaggio totale al digitale, in particolare per i liberi professionisti e gli odontoiatri che emettono prescrizioni fuori dal Ssn.
Per le farmacie il nodo riguarda soprattutto la necessità di gestire procedure differenti a seconda delle piattaforme regionali e del livello di implementazione locale. La stessa Federfarma, ricordata da diversi documenti tecnici, ha chiarito che nella fase transitoria le farmacie possono continuare a erogare i medicinali anche in presenza di ricette cartacee, per garantire la continuità del servizio.
AssoSoftware richiama inoltre il tema della sicurezza. Le prescrizioni cartacee, osserva l’associazione, restano più esposte a falsificazioni e abusi, soprattutto nel caso di medicinali sensibili come benzodiazepine, analgesici oppioidi, psicostimolanti e sostanze psicotrope. La dematerializzazione viene quindi considerata anche uno strumento di prevenzione e controllo, perché permette verifiche più puntuali e riduce le aree grigie della filiera prescrittiva.
Un altro elemento riguarda l’autenticazione degli accessi. Le specifiche tecniche pubblicate sul portale del Sistema Tessera sanitaria prevedono già sistemi di autenticazione rafforzata e procedure dedicate per la gestione delle ricette elettroniche non a carico del Ssn. Sul piano operativo, tuttavia, l’associazione delle software house ritiene che il sistema continui a soffrire per l’assenza di standard realmente uniformi e per una governance nazionale che, a suo giudizio, dovrebbe coordinare in modo più stretto il lavoro delle Regioni.
Resta poi la componente culturale. Secondo AssoSoftware, una parte degli operatori sanitari continua a percepire gli strumenti informatici come un aggravio burocratico più che come un supporto organizzativo. L’associazione sostiene invece che software e interoperabilità possano ridurre attività ripetitive, limitare gli errori e migliorare la qualità dei dati sanitari disponibili nel sistema pubblico.