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Vaccinazione sanitari, il governo rimuove l’obbligo. Mascherine, no contrordini

2 Novembre 2022

Passa già al primo “vero” Consiglio dei ministri – dopo quello d’insediamento dell’altra settimana – il decreto legge che rimuove l’obbligo della vaccinazione covid per le professioni sanitarie e gli operatori delle strutture assistenziali. Il provvedimento, all’articolo 7, anticipa infatti dal 31 dicembre al 1 novembre le scadenze fissate dalla legge 76/2021, che aveva annoverato la vaccinazione covid tra i requisiti essenziali per l’esercizio professionale e disposto la misura della sospensione per gli inadempienti.

Il testo deve ancora entrare in vigore (lo farà il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta ufficiale) ma l’attesa dovrebbe essere breve perché tra le ragioni addotte dal governo per la precedenza concessa a tale disposizione c’è il bisogno urgente di ovviare alla «preoccupante carenza» di personale sanitario. Lo si legge nelle considerazioni preliminari del decreto approvato l’altro ieri e lo conferma il ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Il quadro epidemiologico è mutato, l’impatto sugli ospedali è limitato e c’è una diminuzione dei contagi. Rimettere a lavorare i medici che non si sono vaccinati serve a contrastare la carenza e garantire il diritto alla salute».

C’è però chi fa notare che con questo contrordine si dà un cattivo segnale: «Gli effetti sono modesti perché riguarda un numero esiguo di professionisti» è il parere del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta «invece non va trascurato l’impatto sul pubblico e sulle relazioni di questi professionisti con la stragrande maggioranza dei loro colleghi, che si sono vaccinati per tutelare la salute dei pazienti e la propria». Critiche anche dall’Anaao-Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri, che l’altro ieri ha chiesto che «i medici e i sanitari non vaccinati contro il covid-19 non siano assegnati ai reparti con pazienti fragili maggiormente a rischio».

Resta invece l’uso obbligatorio delle mascherine nelle strutture sanitarie e assistenziali, che il ministro Schillaci ha confermato fino al 31 dicembre con un’ordinanza firmata l’altro ieri. «Non abbiamo mai pensato di andare in un’altra direzione» ha commentato «non c’è stato nessun ripensamento». Quanto un’eventuale revisione della norma sui 5 giorni di isolamento per i positivi a covid, ha detto Schillaci, «ci stiamo lavorando e abbiamo avuto le prime riunioni scientifiche con gli esperti dell’Iss, dell’Irccs Spallanzani e dell’Aifa. Vediamo l’evoluzione del quadro epidemiologico ma ribadisco, ogni decisione sarà preso solo nell’interesse dei pazienti».