La riforma della medicina generale sostenuta dal ministro Schillaci – che punta a trasformare progressivamente in dipendenti i mmg – si ferma davanti alle resistenze della maggioranza di governo. Dopo settimane di confronto tra ministero della Salute, Regioni e organizzazioni sindacali, il progetto che avrebbe dovuto ridefinire il ruolo dei medici di famiglia all’interno delle Case della Comunità è stato accantonato da Palazzo Chigi, nonostante il sostegno espresso da tutte le Regioni e l’impegno diretto del ministro della Salute Orazio Schillaci.
Lo stop arriva a pochi mesi dalla scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’attivazione delle Case della Comunità, le strutture territoriali chiamate a rappresentare il perno della nuova assistenza di prossimità. Secondo quanto riferiscono diverse ricostruzioni giornalistiche, la contrarietà manifestata da ampi settori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e, più recentemente, anche della Lega, avrebbe indotto il governo a rinunciare al provvedimento nella sua formulazione originaria.
Al centro del confronto c’era il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale. La bozza elaborata dal ministero e dalle Regioni prevedeva un sistema a doppio canale: da una parte il mantenimento del rapporto convenzionale, opportunamente rivisto, come modalità ordinaria di esercizio della professione; dall’altra la possibilità di ricorrere, in modo programmato e selettivo, a forme di dipendenza per garantire la presenza stabile dei professionisti nelle Case della Comunità.
L’obiettivo dichiarato era quello di assicurare la piena operatività delle nuove strutture territoriali senza eliminare la libera scelta del medico da parte del cittadino. Il progetto prevedeva inoltre una maggiore integrazione della medicina generale nella rete delle cure primarie e l’istituzione di scuole universitarie di specializzazione quadriennali dedicate alla disciplina.
Fin dall’inizio, però, l’ipotesi di introdurre forme di dipendenza ha incontrato l’opposizione delle principali organizzazioni sindacali. La Fimmg ha proclamato lo stato di agitazione e ventilato il ricorso allo sciopero, sostenendo che la riforma avrebbe potuto compromettere il rapporto fiduciario tra medico e assistito e rendere meno attrattiva una professione già alle prese con carenze di personale e difficoltà di ricambio generazionale.
Alle obiezioni della categoria si sono aggiunte quelle di una parte della maggioranza. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato aveva più volte ribadito la preferenza di Fratelli d’Italia per il mantenimento del rapporto convenzionale. Forza Italia, attraverso diversi esponenti nazionali, aveva espresso una posizione analoga, sostenendo la necessità di rafforzare la medicina territoriale attraverso forme associative e una diversa organizzazione degli studi professionali, senza modificare lo status dei medici di famiglia.
Nelle ultime ore il ministero della Salute avrebbe quindi scelto una strada alternativa. Secondo le indiscrezioni, l’orientamento sarebbe quello di puntare su un accordo con le organizzazioni sindacali per favorire l’ingresso dei medici nelle Case della Comunità attraverso strumenti contrattuali e organizzativi condivisi, evitando un intervento normativo che avrebbe rischiato di aprire uno scontro frontale con la categoria.
Resta però aperta la questione dell’effettiva operatività delle strutture finanziate dal Pnrr. Le Case della Comunità dovrebbero offrire ai cittadini un accesso integrato ai servizi territoriali, contribuendo a ridurre il ricorso improprio agli ospedali e ai pronto soccorso. Molte Regioni hanno sostenuto la necessità di una presenza stabile dei medici di medicina generale per garantire il funzionamento del nuovo modello assistenziale.
La frenata sulla riforma lascia dunque irrisolto il problema di come assicurare personale sufficiente alle nuove strutture e, più in generale, come affrontare le criticità della medicina generale: pensionamenti, carenza di professionisti, zone carenti e crescente difficoltà per i cittadini nel trovare un medico di famiglia. Su questi temi il confronto tra governo, Regioni e rappresentanze professionali è destinato a proseguire nelle prossime settimane.