La carenza di pediatri di libera scelta continua a rappresentare una criticità in diverse aree del Paese. Secondo l’ultima analisi della Fondazione Gimbe, mancano almeno 497 pediatri di famiglia e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. In alcune aree il numero di assistiti supera già il massimale previsto dagli accordi nazionali, mentre nei prossimi cinque anni oltre 1.500 professionisti raggiungeranno l’età pensionabile senza che vi siano certezze sul ricambio generazionale.
L’indagine prende in esame il funzionamento dell’assistenza pediatrica territoriale e le dinamiche che regolano l’inserimento dei pediatri di libera scelta nel Servizio sanitario nazionale. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in molte zone del Paese le famiglie si trovano ad affrontare procedure complesse, tempi di risposta non sempre rapidi da parte delle aziende sanitarie e difficoltà crescenti nel trovare un pediatra disponibile per i propri figli.
Alla base del problema vi è una combinazione di fattori demografici e organizzativi. Da un lato il numero delle nascite continua a diminuire: tra il 2019 e il 2025 la popolazione nella fascia 0-5 anni, per la quale l’iscrizione al pediatra è obbligatoria, si è ridotta di circa 420 mila unità. Dall’altro, però, il calo dei pediatri in attività è stato ancora più marcato. Secondo i dati Sisac, i pediatri di libera scelta sono passati dai 7.373 del 2019 ai 6.284 rilevati al 1° gennaio 2025, con una riduzione del 15%.
La contrazione del numero di professionisti non è stata compensata dalla diminuzione degli assistiti. Al contrario, continua a crescere la quota di bambini e ragazzi tra i 6 e i 13 anni che restano in carico ai pediatri, anche a causa della parallela carenza di medici di medicina generale. Nel 2025 risultavano assistiti dai pediatri quasi 5,8 milioni di minori, con una media nazionale di 917 assistiti per professionista. In Piemonte il dato sale a 1.126 assistiti per pediatra, in Provincia autonoma di Bolzano a 1.114 e in Veneto a 1.018, oltre il massimale ordinario di 1.000 previsto dall’Accordo collettivo nazionale.
Applicando il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, la Fondazione Gimbe ha stimato una carenza complessiva di 497 professionisti. La situazione più critica riguarda la Lombardia, dove mancherebbero 186 pediatri, seguita da Piemonte con 109 e Veneto con 96. Complessivamente, queste tre regioni concentrano il 78,7% del fabbisogno nazionale. In controtendenza Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria, dove la media degli assistiti per pediatra risulta inferiore alla soglia di riferimento e non emergono carenze a livello regionale.
A preoccupare è anche la prospettiva dei prossimi anni. Secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri, tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta. Sebbene le borse di studio per le scuole di specializzazione in pediatria siano aumentate negli ultimi anni, passando da 496 nell’anno accademico 2017-2018 a 854 nel 2024-2025, non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia anziché la carriera ospedaliera.
L’analisi dedica infine attenzione alla bozza di riordino dell’assistenza territoriale promossa dal ministero della Salute, che prevede un maggiore coinvolgimento dei pediatri nelle Case della Comunità e l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Secondo le stime della Fondazione, mantenendo l’attuale rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, sarebbero necessari oltre 3.500 pediatri aggiuntivi per garantire la copertura dell’intera fascia 0-18 anni: 811 per prendere in carico i minori tra 6 e 13 anni oggi seguiti dai medici di medicina generale e altri 2.721 per gli adolescenti tra 14 e 17 anni. Sommando le carenze già esistenti, il fabbisogno complessivo arriverebbe a circa 4.000 professionisti in più.
Per la Fondazione Gimbe, la programmazione futura dovrà tenere conto contemporaneamente dell’andamento della natalità, dei pensionamenti attesi e delle scelte professionali dei nuovi specialisti. Parallelamente, conclude il rapporto, sarà necessario completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr e sviluppare modelli organizzativi capaci di garantire una presenza più capillare dei pediatri sul territorio.