Venticinque milioni di euro in meno sulla spesa farmaceutica convenzionata e un tetto di 9mila euro a trimestre per le prescrizioni dei mmg: in Sicilia la stretta decisa dalla Regione accende lo scontro con i medici di famiglia e riporta al centro il tema della sostenibilità della spesa a fronte di un’amministrazione sanitaria ancora sottoposta a piano di rientro. È il quadro che emerge dalla delibera assessoriale del 30 marzo scorso, finita al centro di una polemica che ha accompagnato anche l’uscita di scena dell’ex assessora alla Salute Daniela Faraoni, dimessasi nei giorni scorsi nell’ambito di un più ampio riassetto della giunta regionale.
Il provvedimento riduce il budget complessivo per i farmaci convenzionati da 410 a 385 milioni di euro e introduce un limite individuale alla spesa prescrittiva dei medici di famiglia, con verifiche trimestrali affidate alle Asp e possibili sanzioni in caso di sforamento. Nel perimetro del tetto rientra una platea ampia di medicinali: dagli antidiabetici agli antibatterici, dagli antinfiammatori agli antireumatici, fino ai trattamenti per le patologie respiratorie croniche. In altre parole, gran parte della prescrizione di routine che passa dalla medicina generale.
La reazione della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale non si è fatta attendere. Il segretario regionale Luigi Galvano parla di un’impostazione che «rischia di trasformare la medicina generale nel parafulmine amministrativo delle disfunzioni del sistema», sottolineando come ai medici venga chiesto «di contenere la spesa, di assorbire il disagio dell’utenza, di gestire il conflitto con il paziente» e al tempo stesso di esporsi a controlli e sanzioni, senza che vi sia «un identico e speculare sistema di responsabilizzazione» per gli altri attori che generano la spesa, in primis la specialistica.
È proprio questo uno dei punti più critici evidenziati dai medici di famiglia: molte prescrizioni, ricordano, derivano da indicazioni formulate in sede specialistica, sulle quali il medico di base ha margini di intervento limitati. Il rischio, quindi, è quello di scaricare sulla medicina territoriale la funzione di filtro finanziario, con inevitabili ricadute sul rapporto con il paziente.
Sulla stessa linea la Cgil Medici, che contesta il metodo adottato dalla Regione. Per il segretario regionale Renato Costa «non è stato fatto a monte uno studio sull’età media dei pazienti dei singoli medici», né una calibrazione dei tetti sulla base dei bisogni assistenziali. «Abbiamo i fascicoli sanitari elettronici, sappiamo tutto: bisognava almeno ancorare il tetto a dei parametri. Invece si è navigato a vista», è la critica. Toccherà al nuovo assessore alla Salute, Marcello Caruso, gestire la patata bollente.