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Sicilia, medici specialisti contro l’intesa sulla telemedicina in farmacia

17 Ottobre 2026

Si annuncia un confronto acceso in Sicilia sull’estensione della farmacia dei servizi. A sollevare le proteste sono tre organizzazioni rappresentative della specialistica ambulatoriale, Cimest, ConfSalute Healthcare e Sindacato nazionale Branche a visita, che contestano il protocollo d’intesa in preparazione tra Regione e Federfarma per l’erogazione in farmacia di prestazioni diagnostiche a carico del Servizio sanitario regionale. «Il farmacista non è un medico e la farmacia non è un poliambulatorio» avvertono le sigle in una nota diffusa nelle ultime ore, denunciando il rischio di sovrapposizioni professionali, disparità di trattamento rispetto alle strutture accreditate e carenze nei controlli.

A dare notizia dell’imminente accordo era stato nei giorni scorsi il deputato regionale Ignazio Abbate, che aveva anticipato i contenuti del protocollo, frutto del confronto tra assessorato alla Salute e associazioni dei farmacisti. Tra le prestazioni previste figurano elettrocardiogrammi, holter cardiaci e pressori con refertazione a distanza da parte di medici specialisti, spirometrie, autoanalisi ematiche per glicemia, emoglobina glicata, colesterolo e trigliceridi ed esami delle urine. Il pacchetto comprende inoltre screening oncologici, vaccinazioni antinfluenzali e anti-Covid, prenotazioni tramite Cup e attività di monitoraggio delle terapie croniche e riconciliazione farmacologica in collaborazione con i medici di medicina generale. Per le prestazioni diagnostiche convenzionate, secondo le anticipazioni, basterebbe la prescrizione del medico di famiglia. Non risultano ancora definiti pubblicamente tutti gli aspetti economici e operativi dell’intesa.

Proprio la possibilità di accedere agli esami in farmacia a carico del Ssr è al centro delle critiche degli specialisti. «Ciò che viene presentato come una rivoluzione della sanità territoriale rischia invece di diventare una pericolosa sovrapposizione di competenze professionali, una duplicazione dei servizi e una grave disparità di trattamento rispetto agli ambulatori specialistici pubblici e privati accreditati», scrivono le tre organizzazioni. Gli specialisti ricordano che gli ambulatori devono rispettare requisiti strutturali, tecnologici e professionali, oltre a essere sottoposti a verifiche e procedure di accreditamento. Chiedono pertanto che la Regione dimostri come le medesime garanzie di sicurezza, appropriatezza e qualità siano assicurate anche nelle farmacie.

La contestazione investe anche l’organizzazione dell’assistenza territoriale. Secondo le sigle, anziché creare un circuito diagnostico parallelo, la Regione dovrebbe rafforzare la rete degli specialisti convenzionati e chiarire come le farmacie si integreranno con Case della comunità, distretti e altre strutture previste dal dm 77/2022. La preoccupazione è che le nuove prestazioni finiscano per sottrarre risorse alla specialistica senza risolvere le cause strutturali delle liste d’attesa.

La polemica, peraltro, non è nuova. Già nel 2024 il Cimest aveva impugnato davanti al Tar Sicilia i provvedimenti regionali sulla sperimentazione della farmacia dei servizi. In quell’occasione i giudici avevano confermato la legittimità delle prestazioni erogate all’interno delle farmacie, sospendendo invece, in sede cautelare, la disposizione che ne consentiva l’esecuzione in locali esterni separati.

Il nuovo confronto si inserisce in un percorso avviato da tempo. A marzo, durante un incontro con il presidente Renato Schifani, Federfarma Sicilia aveva sollecitato la sottoscrizione dell’Accordo integrativo regionale e l’utilizzo delle risorse residue destinate alla sperimentazione. Ora gli specialisti chiedono di conoscere tariffe, finanziamenti, tetti di spesa e criteri di controllo previsti dalla nuova intesa, oltre all’apertura di un confronto con la Regione. Le tre organizzazioni non escludono ulteriori iniziative istituzionali e legali.