estero

Germania, inchiesta adombra il sospetto di maxi truffa sui tamponi

1 Giugno 2021

Non ci sono più i tedeschi di una volta. E’ il commento che ispira la notizia, riportata un paio di giorni fa dalla rivista specializzata Daz.online, che getta alcune ombre sulla campagna per il tracciamento dei contagi da covid che si protrae da marzo. Il sospetto, alimentato da una ricerca condotta dai canali tv Wdr e Ndr e dal giornale Sueddeutsche Zeitung, è che i tamponi messi a rimborso (lo Stato paga 18 euro per ogni test effettuato) potrebbero essere ben più di quelli realmente fatti.

Per capire i contorni del possibile scandalo occorre prima spiegare com’è organizzata in Germania la campagna di tracciamento: se all’inizio i tamponi potevano essere eseguiti soltanto in farmacie e laboratori, ben presto il Governo ha optato per una sorta di “deregulation” che ha ridotto sensibilmente i requisiti per gli erogatori. In sostanza, è sufficiente tirare su un gazebo e affidare i prelievi a chiunque abbia effettuato un semplice corso di formazione, anche online. Risultato, se a metà marzo risultavano al Ministero 1.862 siti per il tracciamento, a metà aprile il totale era salito a 5.776 e a metà maggio è aumentato ancora a 8.735.

Non solo: a medici e farmacisti si sono aggiunti in poco tempo parrucchieri, gestori di locali pubblici, società immobiliari e via di seguito. E’ evidente che molti hanno sentito aria di mercato, anche perché per essere rimborsati dei test effettuati non devono far altro che emettere fattura; se il test è negativo, non viene richiesta alcuna documentazione sull’esito del test antigenico e sull’identità della persona che l’ha effettuato. E le linee guida per la privacy prescrivono la cancellazione immediata dei dati raccolti (in caso di esito positivo, invece, la rimozione avviene dopo 4 settimane).

I siti che effettuano i test, in sostanza, non sono tenuti a dimostrare di averli realmente eseguiti e nemmeno di avere acquistato i tamponi. Ora però, l’indagine giornalistica condotta dalle tre testate suggerisce che qualcosa non torna. Gli inviati, per esempio, hanno fatto la posta per un giorno intero davanti a tre centri per lo screening di MediCan, uno dei principali erogatori di tamponi con 54 sedi in 36 città, e quindi li hanno confrontati con i test messi a rimborso dal gruppo: i numeri erano superiori di almeno tre volte.

Anche la statistica sembra corroborare i sospetti: secondo i dati del ministero della Salute della Nord-Renania Vestfalia, in media si dovrebbe riscontrare un risultato positivo ogni 350 test effettuati. Invece, ci sono centri che riportano anche 12mila tamponi dall’esito negativo.

I giornalisti hanno chiesto commenti al ministero federale della Sanità, che si è limitato a ricordare che in caso di sospetti di false fatturazioni le verifiche spettano ai medici fiscali. Dal canto suo, una funzionaria del ministero della Salute ha rivelato ai reporter che «solo a maggio verranno fatturati dai 50 ai 60 milioni di test, per un costo di circa un miliardo di euro. Ma la domanda crollerà con l’arrivo dell’estate e alla fine i tamponi faranno la fine delle mascherine, delle quali c’era inizialmente un disperato bisogno e così si è scatenato il Far West, con affaristi e speculatori pronti a cogliere l’occasione giusta».