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Oms, covid non è più un’emergenza. Ma non è la fine della pandemia

6 Maggio 2023

Per l’Oms covid-19 non rappresenta più una “Emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” (Pheic). Lo ha dichiarato ufficialmente l’altro ieri il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, su raccomandazione del comitato di esperti che monitora l’andamento epidemiologico della pandemia. Rientrano nella categoria delle Pheic le crisi sanitarie «gravi, improvvise, insolite o inaspettate», con implicazioni per la salute al di là dei confini nazionali dello Stato colpito, e la classificazione fa scattare misure e obblighi giuridicamente vincolanti che facilitano una risposta internazionale coordinata.

Al contrario di quanto riportato da alcune fonti di stampa, tuttavia, la decisione assunta dall’Oms non significa che covid non sia più una pandemia, ossia «una minaccia per la salute globale». Come riferisce in una nota Gavi, la partnership pubblico-privata che nel mondo contribuisce alla vaccinazione di un’ampia fetta della popolazione infantile contro alcune delle malattie più letali, «diverse Pheic non sono state collegate a pandemie e a diverse pandemie non sono state classificate Pheic».

La revoca dello status ufficiale di Pheic, continua Gavi, è un segno dei progressi compiuti nell’ultimo anno grazie anche al sostegno di Covax, il programma dell’Onu per la fornitura dei vaccini covid ai Paesi arretrati. «La copertura globale delle due dosi del primo ciclo vaccinale è in media del 64 e del 55% nei 92 Paesi a basso reddito (rispetto al 28% all’inizio del 2022). In media, la maggior parte degli operatori sanitari e degli anziani di tutto il mondo – tra i soggetti più a rischio – sono protetti con due dosi e stanno iniziando a ricevere i richiami».

«Se da un lato la giornata di oggi segna un traguardo storico» dichiara Seth Berkley, ceo di Gavi «dall’altro dobbiamo essere chiari sulla necessità di continuare a proteggere le nostre persone più vulnerabili, come facciamo per altre malattie mortali ma prevenibili». Circa tre anziani su dieci nei Paesi a basso reddito non hanno ancora ricevuto due dosi, e sappiamo che sono tra coloro che hanno le maggiori probabilità di ammalarsi gravemente o di morire a causa di covid.

Covax ha consegnato quasi due miliardi di dosi a 146 Paesi e ha dedicato più di 1,6 miliardi di dollari per aiutare i Paesi a vaccinare e rafforzare i sistemi sanitari. I decessi per covid conteggiati ufficialmente ammontano globalmente a 7 milioni, ma – ha detto Ghebreyesus – sappiamo che la cifra è sette volte maggiore, almeno 20 milioni.