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Lombardia culla delle life sciences, summit a Milano con le farmacie sul palco

2 Settembre 2026

Fare della Lombardia il laboratorio dal quale costruire una strategia nazionale per la competitività delle life sciences, mettendo a sistema sanità, ricerca, università e industria e creando le condizioni per attrarre investimenti e talenti. È l’obiettivo di «The Italian Dream: Lombardia Life Sciences Competitiveness Forum», il convegno che si è tenuto ieri a Palazzo Pirelli, a Milano, primo appuntamento di un percorso che proseguirà nei prossimi mesi per portare alla definizione di Linee di Indirizzo condivise per rafforzare la competitività italiana nel settore.

A sostenere le ambizioni lombarde sono innanzitutto i numeri. Secondo l’ultimo Rapporto Assolombarda sulla filiera Life Sciences, riferito al 2022, il comparto regionale vale 84,7 miliardi di euro di produzione, occupa oltre 346mila addetti e concentra il 31% della produzione nazionale. Più recentemente, i dati presentati dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso agli Stati Generali del Patto per lo Sviluppo hanno quantificato nel 14% circa del Pil lombardo il contributo della filiera. Nel solo 2026 la Regione ha inoltre destinato oltre 95 milioni di euro all’ammodernamento del sistema sanitario, dei quali più di 37 milioni per innovazione tecnologica e trasformazione digitale.

Il Forum, al quale hanno partecipato istituzioni, università, ricerca, industria, comunità clinico-scientifica, sanità pubblica e privata, farmacie e associazioni dei pazienti, ha individuato quattro direttrici sulle quali concentrare il lavoro: attrattività e capitale umano; ricerca, sperimentazione e innovazione; trasferimento tecnologico e politiche per la crescita; alleanze strategiche per la competitività del Paese. L’obiettivo è arrivare a un Policy Paper che trasformi il confronto tra gli stakeholder in proposte operative. A tale scopo, la giornata di lavori si è sviluppata in due momenti: prima una tavola rotonda a porte chiuse, cui hanno partecipato tra gli altri Cristian Ferraris (vicedirettore generale di Assolombarda), Alberto Zoli (dg dell’Asst Niguarda di Milano), Giuseppe Banfi (direttore scientifico dell’Irccs Galeazzi – Sant’Ambrogio), Giulio Pompilio (direttore scientifico dell’Istituto cardiologico Monzino) e Annarosa Racca (presidente di Federfarma Lombardia), poi un convegno aperto alla stampa dove sono state riassunte le evidenze emerse dal primo incontro e presentate le direttrici del lavoro a venire.

A ispirare il titolo e l’impostazione dell’iniziativa è «The Italian Dream», il libro di Alec Ross, professore alla Bologna Business School ed ex consigliere per l’innovazione di Barack Obama e Hillary Clinton. La tesi è che all’Italia non manchino competenze ed eccellenze, ma la capacità di organizzarle in un sistema competitivo. «Non avete bisogno di imitare la Silicon Valley», ha osservato Ross. Piuttosto occorre superare un campanilismo che, nell’economia globale, rischia di trasformarsi in un handicap: negli Stati Uniti come in Cina, India e Paesi del Golfo, ha ricordato, anche i concorrenti sanno «fare squadra» quando sono in gioco interessi comuni.

Un cambio di passo necessario anche davanti alla trasformazione indotta dall’intelligenza artificiale, che secondo Ross rappresenta soprattutto un’opportunità per le life sciences e potrà contribuire, nel prossimo decennio, anche all’allungamento dell’aspettativa di vita. Un terreno sul quale la Lombardia parte da una posizione favorevole: è la prima regione italiana per numero di laboratori attivi nella genomica ed è tra i territori più avanzati nell’applicazione della medicina personalizzata e delle terapie innovative.

«La forza della nostra regione risiede nella capacità di mettere a sistema le straordinarie competenze delle realtà presenti», ha detto Emanuele Monti, presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia del Consiglio regionale. La priorità, ha proseguito, è rafforzare «l’alleanza virtuosa e integrata tra istituzioni, ricerca, università, sanità e mondo delle imprese», accelerando il trasferimento tecnologico, valorizzando il capitale umano e aumentando l’attrattività nei confronti degli investimenti internazionali.

Il tema dell’attrattività assume un rilievo particolare alla luce della perdita di terreno dell’Europa nella ricerca clinica. Sebastian Guth, Chief Operating Officer di Bayer Pharmaceuticals e presidente di Bayer U.S., ha ricordato che negli ultimi dieci anni la quota europea degli studi clinici è scesa dal 22 al 12%. «La competitività nelle Life Sciences non è solo una questione industriale: è una questione di salute, crescita economica e resilienza strategica», ha avvertito. Per Guth, la sfida consiste nel trasformare l’eccellenza scientifica europea in investimenti, innovazione e benefici concreti per i pazienti, creando condizioni che consentano a capitali e talenti di rimanere nel continente. E la Lombardia, ha aggiunto, «ha tutte le credenziali per guidare questo percorso».

Sulla stessa linea Arianna Gregis, ceo di Bayer Italia, che ha richiamato la necessità di considerare l’innovazione non soltanto come il prodotto finale, ossia la nuova terapia, ma come l’intero processo che parte dalla ricerca e sviluppo. Arrivare a una nuova soluzione terapeutica, ha ricordato, significa affrontare un percorso che dura mediamente 15 anni e ha appena il 5% di probabilità di successo. Per accorciare questi tempi occorrono modelli aperti di collaborazione tra industria, istituzioni, ricerca e associazioni dei pazienti. Una logica nella quale Bayer intende continuare a investire in Lombardia, dove può contare su una presenza industriale consolidata: oltre 125 anni in Italia e 80 anni a Garbagnate Milanese.

Il Forum di ieri rappresenta dunque soltanto l’avvio del percorso. I prossimi incontri dovranno tradurre le quattro direttrici individuate in Linee di Indirizzo condivise, con l’ambizione di utilizzare l’ecosistema lombardo come modello dal quale costruire una strategia nazionale e, nello stesso tempo, rafforzare il posizionamento italiano nella competizione europea delle life sciences.