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Cattani (Farmindustria): spesa farmaci, stop a nuovi tagli e tetto al payback

24 Giugno 2026

La spesa farmaceutica «non è fuori controllo» e non può diventare il terreno su cui recuperare risorse per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È il messaggio che il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha lanciato ieri dall’Assemblea pubblica dell’associazione, a Roma, poche ore dopo la riconferma per il terzo mandato consecutivo alla guida della federazione delle imprese del farmaco per il biennio 2026-2028.

Nella relazione annuale, dedicata al tema «Geopolitica e innovazione», Cattani ha concentrato una parte significativa del suo intervento sulle misure di contenimento della spesa che Aifa e Governo stanno valutando in vista della revisione del Prontuario farmaceutico nazionale e della ricerca di nuovi strumenti per governare la crescita degli acquisti diretti. Proprio su questo fronte il presidente di Farmindustria ha tracciato alcuni paletti netti: no a ulteriori riduzioni dei prezzi dei medicinali, no a interventi che possano rallentare l’accesso all’innovazione e necessità di superare l’attuale sistema del payback, indicato come uno dei principali fattori che rischiano di scoraggiare investimenti industriali e attività di ricerca nel Paese.

Secondo Cattani, l’incremento della spesa farmaceutica registrato negli ultimi anni è legato soprattutto all’invecchiamento della popolazione e all’arrivo di nuove terapie ad alto valore clinico. Per questo motivo, ha sostenuto, la spesa per i farmaci va considerata un investimento e non un costo da comprimere. Tra le richieste rivolte alle istituzioni figura anche l’introduzione di un limite massimo agli oneri di payback a carico delle aziende, misura ritenuta indispensabile per garantire prevedibilità e attrattività al sistema Italia.

A sostegno della sua tesi, il presidente di Farmindustria ha richiamato alcuni dati dell’Agenzia italiana del farmaco. Nel 2025 la spesa convenzionata ha chiuso con un avanzo di 459 milioni di euro, mentre il Fondo per i farmaci innovativi ha registrato risorse non utilizzate per 538 milioni. Inoltre circa il 90% dei consumi dispensati dalle farmacie territoriali riguarda medicinali a brevetto scaduto e l’Italia si conferma il primo Paese europeo per utilizzo dei biosimilari. Elementi che, secondo l’associazione, dimostrano come il sistema disponga già di importanti strumenti di controllo della spesa.

Nella parte dedicata all’industria, Cattani ha rivendicato il ruolo strategico del comparto per l’economia nazionale. La produzione farmaceutica ha raggiunto nel 2025 i 74 miliardi di euro, collocando l’Italia ai vertici europei insieme a Germania e Francia. Le esportazioni hanno toccato il record di 69,2 miliardi, facendo del farmaceutico il secondo settore manifatturiero italiano per export. Negli ultimi dieci anni le vendite all’estero sono cresciute del 248%, una dinamica nettamente superiore alla media europea.

Anche l’occupazione continua a crescere. Le imprese del farmaco impiegano direttamente oltre 72mila addetti, che diventano più di 300mila considerando l’intera filiera e l’indotto. Particolarmente rilevante la presenza di giovani e donne: queste ultime rappresentano quasi la metà degli occupati e oltre il 50% del personale impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo.

Guardando al futuro, Cattani ha indicato quattro priorità: migliorare la velocità di accesso ai nuovi farmaci, superare il payback, valorizzare l’utilizzo dei dati sanitari per ricerca e programmazione e rafforzare il ruolo della prevenzione. Obiettivi che, secondo Farmindustria, richiedono una stretta collaborazione tra Governo, Aifa, Regioni e imprese per evitare che l’Italia perda competitività nella corsa globale agli investimenti farmaceutici.

L’intervento arriva in una fase particolarmente delicata del confronto tra industria e istituzioni. Sul tavolo del Ministero della Salute e dell’Aifa sono infatti allo studio diverse ipotesi per contenere la crescita della spesa farmaceutica pubblica e ridefinire il prontuario a partire dal 2027. Farmindustria ha scelto di entrare nel dibattito con una posizione chiara: preservare l’accesso all’innovazione e la capacità di attrarre investimenti, evitando misure che possano tradursi in nuovi oneri per le imprese o in una riduzione delle opportunità terapeutiche per i pazienti.