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Riforma del prontuario, di nuovo nel mirino la convenzionata (anche se non sfonda)

17 Giugno 2026

Torna a far discutere la riforma del Prontuario cui l’Aifa sta lavorando da qualche mese con l’obiettivo di ridurre lo sfondamento della spesa farmaceutica a carico del Ssn, che nel 2025 lamenta un disavanzo di oltre 4 miliardi di euro in 11 mesi di contabilità. Della manovra si era già parlato ad aprile (vedi articolo), quando Egualia aveva lanciato un primo allarme sui possibili effetti degli interventi in valutazione da parte dell’Agenzia.

Ora il tema torna di stretta attualità, dato che – come riporta un articolo del Sole 24 Ore – nelle scorse settimane l’Aifa avrebbe inviato alle aziende di generici una circolare in cui si anticipa a grandi linee la riorganizzazione in cantiere.

Niente di rivoluzionario, sia chiaro: l’idea, in sostanza, è quella di rispolverare un vecchio progetto che ciclicamente torna ad aleggiare sul tavolo dell’Agenzia, quello della rimborsabilità degli off patent non per principio attivo ma per categoria terapeutica omogenea, come già fanno molte Regioni con le gare centralizzate di acquisto. In sostanza, la Commissione scientifica economica di Aifa organizzerebbe i principi attivi del Prontuario in raggruppamenti omogenei per uso e indicazione terapeutica (sei soltanto per le statine, scrive il Sole 24 Ore), per ognuno dei quali verrebbe poi definito il livello di rimborso, pari al prezzo del prodotto più basso.

Si partirebbe dai generici, con una fase di rodaggio che dovrebbe dare il tempo alle aziende di abbassare i propri prezzi e ai medici di famiglia di dirottare le loro prescrizioni verso i principi attivi che non comportano il pagamento della quota di compartecipazione. E nel mirino, fa notare il Sole 24 Ore, ci sarebbe ancora la spesa farmaceutica convenzionata, che non solo non sfonda ma è addirittura in avanzo.

Per il quotidiano economico, fosse approvata la manovra comporterebbe tagli ai prezzi dei farmaci anche del 30-40%, «mentre per i cittadini il rischio è quello di dover rinunciare al farmaco a cui sono “affezionati” per un altro con diverso principio attivo ma totalmente rimborsato». Oppure, nel caso l’assistito preferisca proseguire con i soliti farmaci, «pagare la differenza di prezzo» di tasca propria.

Quanto alle farmacie, calcolare i possibili effetti è più difficile perché la nuova remunerazione sgancia in parte i compensi dal valore del farmaco (anche se resta sempre una quota marginale del 6%). Non resta che vedere quali decisioni prenderà l’Agenzia.